Theresa May al capolinea


La prima ministra britannica Theresa May ha annunciato oggi che si dimetterà il 7 giugno, dopo che tutti i suoi tentativi di far passare l’accordo per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea sono falliti.

Brexit: Theresa May chiederà una proroga breve


Theresa May non chiederà un lungo rinvio della Brexit all’Unione europea, ma una proroga di 3 mesi, secondo fonti di Downing Street citate dalla Bbc.

Volete voi rinunciare a nome, indipendenza economica e militare? La Macedonia dice No


Il referendum, considerato decisivo per il futuro politico del paese e per i suoi rapporti con l’Ue, non ha rispettato le previsioni: l’affluenza si è fermata al 35 per cento, ben al di sotto del quorum richiesto (ma non vincolante) per rendere valida la consultazione.

Zoran Zaev, premier socialdemocratico ed europeista, ha chiesto al parlamento di “confermare la volontà della maggioranza” dopo che nel referendum “oltre il 90 per cento” degli elettori si è espresso a favore del cambio di nome del paese in “Repubblica di Macedonia del Nord”.

Ma nella scheda la domanda era la seguente: “Sei favorevole all’adesione all’Unione europea e alla NATO accettando l’accordo tra Macedonia e Grecia?”

Quindi non solo il cambiamento del nome (l’accordo con la Grecia), ma anche e soprattutto l’Europa e il Patto Atlantico.

Trump-show all’Onu: accusa tutti


All’assemblea Generale dell’Onu, come presidente di turno, Trump ne approfitta e accusa la Cina di presunte interferenze sul prossimo voto Usa.

Ammonisce l’Europa “che vuole aggirare le sanzioni contro l’Iran”.

Avvisa Israele: qualcosa devi cedere.

Minaccia il Venezuela.

Non dice nulla alla Russia.

Questo mentre nel mondo vengono fatti negoziati condotti al di fuori della cornice dell’Onu, nell’indifferenza di Stati Uniti ed Unione Europea.

 

Caso Sergei Skripal, espulsi dall’Occidente almeno 100 diplomatici russi


Il caso Skripal assume proporzioni sempre maggiori: a venti giorni dall’avvelenamento con il gas nervino dell’ex ufficiale del KGB traditore al soldo dello MI16 (i Servizi Segreti di Londra) Sergei Skripal e della figlia Yulia (al momento ancora in coma), nonché di altre 126 persone del quartiere in modo lieve, probabilmente clienti o personale del ristorante italiano “Zizzi” e del Pub “The Mill” dove avevano bevuto una pinta di birra, a Salisbury in Gran Bretagna, arriva la durissima reazione delle cancellerie di mezzo mondo.

L’Italia, senza governo e internazionalmente “assente”, obbedisce al diktat degli Usa e dell’Ue con l’espulsione di 2 diplomatici russi, nonostante al momento non ci siano le prove di un coinvolgimento governativo russo.

La reazione del Cremlino non si è fatta attendere: il ministero degli Esteri ha annunciato una “risposta speculare” a breve, di fronte a quello che non ha esitato a chiamare “passo ostile” che avrà “conseguenze”.

Mentono tutti


Ci avete fatto caso? Il Grand Guignol di Nizza come il fallito golpe in Turchia li abbiamo vissuti in diretta, com’è ormai consueto nell’era del Grande Fratello, fra tv, social network, videotelefonini e telecamere fisse. Eppure mai come da quando ci pare di sapere tutto, non sappiamo nulla. Perché tutti mentono. Tutti. Si pensava che l’homo videns di cui parlò Giovanni Sartori fosse almeno più immune dei suoi antenati alle bugie. Invece ne è vieppiù ostaggio, perché non sa neppure di non sapere. Crede di sapere tutto, dunque non cerca di saperne un po’ di più. O sospetta di sapere cose false, ma cade in preda alle leggende metropolitane del complottismo e della dietrologia, tanto false quanto affascinanti, dunque ritenute credibili come estrema reazione alle verità ufficiali, palesemente farlocche. Mente lo Stato Islamico, cioè l’Isis, quando 48 ore dopo la strage di Nizza comunica che il franco-tunisino Mohamed Lahouaiej Bouhlel “era un nostro soldato”. Da quanto accertato finora, non lo era affatto: non era uno jihadista inquadrato, era un pessimo musulmano, beveva come una spugna, andava a donne, non rispettava il Ramadan, nessuno l’ha mai visto in moschea. Era semplicemente un pazzo solitario, ma tutt’altro che scemo, che s’è fatto beffe della cosiddetta “sicurezza” francese, ancora una volta perforata come un colabrodo, non bastando i precedenti di Charlie Hebdo e del Bataclan. E probabilmente ha deciso di morire da famoso in mondovisione: come Andreas Lubitz, il copilota tedesco che si schiantò un anno fa sulle Alpi francesi con tutti i passeggeri del suo aereo di linea. Mente il governo Hollande-Valls, quando assicura che la polizia transalpina ha “compiuto il suo dovere”, ma nulla poteva contro un terrorista “radicalizzato velocemente” ( tanto velocemente che non era neppure schedato tra i soggetti a rischio blando, malgrado i suoi precedenti per furti, violenze e altri crimini comuni: tipica tecnica di ingigantire il nemico per minimizzare le colpe di chi non ha saputo fermarlo). Se la polizia facesse il proprio dovere, nessun pregiudicato al mondo riuscirebbe a invadere, con un Tir noleggiato e una pistola in pugno, una zona pedonale affollata di migliaia di persone nel giorno della Festa Nazionale. Ammesso e non concesso che la polizia dica il vero, e cioè che Bouhlel ha forzato con abile manovra il posto di blocco (che invece, secondo testimoni oculari, non c’era neppure più), sarebbe stato inseguito e abbattuto dai gendarmi in pochi secondi.

[…]

Mentono i governi occidentali, dagli Usa all’Ue, che hanno atteso 3-4 ore prima di condannare il golpe e dare la solidarietà a Erdogan e al suo governo “liberamente eletto”. Hanno semplicemente aspettato di vedere chi vinceva per saltare sul carro giusto: avessero prevalso i golpisti, ora starebbero scaricando l’imbarazzante Sultano che perseguita gli oppositori, arresta o costringe all’esilio i dissidenti, chiude la stampa libera, censura il web (altro che “libere elezioni”), licenzia i magistrati, taglieggia l’Europa sui migranti e fa pure il doppio gioco col petrolio dell’Isis. Che il golpe sia stato un fulmine a ciel sereno per le cancellerie occidentali, non può crederlo neppure Alice nel Paese delle Meraviglie: la Turchia, ultimo avamposto della Nato verso il Medio Oriente, è piena di basi militari con personale americano ed europeo e tutti gli strumenti per intercettare gli F16 dei putschisti appena decollati alla volta di Ankara.

Mente anche Matteo Renzi quando, dopo ore di silenzio, corre in soccorso del vincitore Erdogan con gran “sollievo” per il “prevalere della stabilità e delle istituzioni democratiche” e perché “libertà e democrazia sono sempre la via maestra da seguire e difendere”. A parte l’abuso di parole come “libertà” e“democrazia”, che stonano sia col concetto di “stabilità” sia con un figuro come Erdogan che ora fa il controgolpe con la scusa del golpe, noi siamo uomini di mondo e capiamo quasi tutto: realpolitick, diplomazia, alleanze, interessi commerciali e anche la paraculaggine per dirottare altrove il mirino dei terroristi. Ma allora piantiamola con le ipocrisie. Com’è che, se “libertà e democrazia sono sempre la via maestra da seguire e difendere”, l’Italia continua a essere alleata di regimi illiberali e antidemocratici come l’Arabia Saudita, che, oltre a essere un’ottima fornitrice di Rolex a sbafo, è il principale finanziatore e megafono del reclutamento e della propaganda jihadista nel mondo? E che differenza c’è fra i generali golpisti “laici” turchi condannati ieri e il generale golpista “laico”egiziano Al-Sisi che seguitiamo a trattare coi guanti bianchi anche se continua a prenderci in giro sull’assassinio di Giulio Regeni? A parte il fatto che i golpisti turchi hanno perso e il golpista egiziano ha vinto, si capisce.

Marco Travaglio

World War II reloaded, un altro capitolo


Ne parliamo dal 2013: la Seconda Guerra Fredda è già nata e si porta dietro tutti i rischi della Prima, ovvero quella di far scoppiare la Terza Guerra Mondiale.
Giudicate voi:
“Sia chiaro: la Turchia è membro della NATO e nostro alleato”, ha detto Obama a Parigi a margine del vertice sul clima. Le prove (schiaccianti) portate da Mosca che Erdogan e famiglia trafficano il petrolio di DAESH? “Totalmente assurde”, ha risposto Steve Warren, portavoce del Pentagono.
Ha deciso di posizionare batterie di Patriot al confine tra Turchia e Siria, come voleva Erdogan (e non aveva finora ottenuto).
Cameron ha ottenuto dal suo parlamento il via a “bombardare le basi ISIS” in Siria e lo fa’ senza coordinarsi con i russi. In pratica, un atto di ostilità.
La UE ha deciso – a porte chiuse, senza consultare i parlamenti per volontà di Angela Merkel – di prolungare le sanzioni contro Mosca. Una cosa è evidente: è la NATO a determinare totalmente la politica estera della UE, commenta anche Deutsche Wirtschaft Nachrichten.
Berlino s’impegna per la prima volta a mandare i suoi Tornado a bombardare la Siria – ormai chiaramente una operazione occidentale per ostacolare la vittoria russa contro l’ISIS.
La debolezza con cui gli europei si prestano a queste provocazioni anti-Putin è dimostrata dal fatto che da quando Mosca ha posizionato gli S-400 per contrastare gli aerei turchi, la francese Charles De Gaulle ha smesso di bombardare l’ISIS. Per giorni la Charles De Gaulle è stata introvabile. Poi si è scoperto che aveva lasciato il Mediterraneo orientale per rifugiarsi dietro i Patrios Usa in Turchia. Erdogan, che vuole trovare ogni giorno più membri della NATO coinvolti nella sua sporca guerra, ha subito consentito ai caccia francesi di andare a “bombardare l’ISIS” (leggi: intralciare i russi) dalla base turca di Incirlik.
Insomma tutto l’Occidente, in perfetta malafede, è schierato a dar ragione ad Erdogan e a sostenere di fatto DAESH che cede sotto i colpi russi.
Il numero delle provocazioni che emergono in questi giorni è troppo, per non vedere una volontà precisa. Emerge che quando gli F-16 turchi abbatterono il Sukhoi, erano appoggiati da F-16 americani come deterrente per una rappresaglia russa. “Se è vero, significa che Obama non ha alcuno scrupolo a cominciare un conflitto diretto con Mosca”, ha commentato Michael Jabara Carley, docente di politica internazionale alll’Università di Montreal.
L’ultima e forse la più inquietante provocazione: due sommergibili turchi (Dolunay e Burakreis) scortati dall’incrociatore americano USS Carney che porta missili balistici Aegis, stanno tallonando la nave da guerra Moskva, armata di missili S-300, al largo di Cipro, in acque internazionali.
La cosa è allarmante perché può essere il preludio alla ritorsione da Mosca più temuta fin dai tempi degli Zar: che la Turchia chiuda alla navigazione russa il Bosforo e i Dardanelli. Non c’è dubbio che il regime turco ci pensi, ne sia tentato. Il ministro Davutoglu ha minacciato: “Anche la Russia ha da molto da perdere” da controsanzioni.
Se Erdogan chiudesse gli stretti, commetterebbe un atto di criminalità internazionale con pochi precedenti, una violazione della libertà di navigazione sancita dalla Convenzione di Montreux del 1936.

*** La Nazione Oscura appoggia il Governo Tsipras


NAZIONE OSCVRA CAOTICA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO XXI

giorno 7 piovoso 134

*Siete favorevoli al Governo presieduto da Alexis Tsipras in Grecia?

Il Governo Oscuro ha votato così:

Qvesito21

Qvesito21

Commento: il Governo Oscuro appoggia il Governo di Tsipras in Grecia.
Nonostante alcuni ovvi dubbi, il Governo Oscuro ha sicuramente pensato che potessee vincere qualcuno di peggiore. Per riuscire a ridurre i contrasti tra Pesi ed Unione Europea, non si può partire né dal nazionalismo, né dal neoliberismo. Questo sembra molto ovvio al Governo, ma non lo è per molti cittadini europei.

Grecia alla svolta: vince Tsipras


Syriza, il partito di sinistra di Alexis Tsipras, ha stravinto le elezioni in Grecia. I dati reali, con lo spoglio oltre l’80%, assegnano alla coalizione di sinistra circa il 36%, contro il 28% di Nuova Democrazia, secondo partito. Syriza dovrebbe ottenere 149 seggi su 300, due meno della maggioranza assoluta. Le proiezioni, a spoglio ancora in corso, dicono che dovrebbe arrivare al massimo a 150 seggi.
A seguire, i neonazisti di Alba Dorata si affermano come terzo partito, con poco più del 6%, mentre To Potami (centrosinistra), Kke (comunisti) e Pasok (socialisti), Anel (indipendenti) sono tutti tra il 4 e il 6%: avranno tra i 13 e i 16 seggi a testa. Tutti gli altri partiti non superano il 3%.
Il futuro premier ha dichiarato: “I greci hanno mostrato la strada del cambiamento all’Europa”, e ha parlato di “nuova Europa basata sulla solidarietà” e definendo la Troika “una cosa del passato. Il voto contro l’austerità è stato forte e chiaro”. E poi ha teso una mano alla Ue: “Troveremo con l’Europa una nuova soluzione per far uscire la Grecia dal circolo vizioso dell’austerità e per far tornare a crescere l’Europa.

Ucraina: Separatisti aprono un nuovo fronte a Mariupol


I separatisti pro-Russia hanno lanciato un’offensiva sul porto di Mariupol, terzo fronte dopo la Crimea e Donetsk. Il lancio di missili Grad ha provocato almeno 30 morti e 93 feriti in un mercato locale. Il ministero della Difesa della Repubblica filorussa di Donetsk riferisce di reparti di miliziani separatisti entrati nella periferia di Mariupol.
Mariupol, nonostante non sia a maggioranza russa, è un ponte di unione strategico che mette in comunicazione proprio la repubblica di Donetsk con la Crimea, ormai dichiarata territorio russo.
La strage rischia di far saltare la strategia di de-escalation dell’Unione europea, fino ad oggi ancora divisa tra chi vuole mettere finire alle sanzioni e chi vuole invece aumentare la pressione su Mosca finché non smetterà di sostenere i separatisti.
Il rappresentante della politica estera Ue Federica Mogherini sostiene che questa ulteriore escalation del conflitto ha conseguenze tragiche per la popolazione che già soffre da tempo e potrebbe inevitabilmente portare ad un ulteriore deterioramento delle relazioni Ue-Russia.
Il Paese che detiene la presidenza di turno dell’Ue, la Lettonia, rilancia l’ipotesi di nuove sanzioni contro Mosca.

Ucraina: alle urne i filorussi vincono nelle repubbliche separatiste


Alle urne le regioni di Donetsch e Lugansk, le repubbliche dichiaratesi indipendenti nell’Est dell’Ucraina. Uno scrutinio appoggiato da Mosca, ma denunciato come illegale dall’Occidente e da Kiev, che lo considera in contrasto con l’accordo per il cessate il fuoco firmato il 5 settembre a Minsk.

Alta tensione tra Russia e Usa per l’Ucraina e la Crimea


Alta tensione tra Russia e America sulla questione Ucraina dopo l’annuncio di Putin di intervenire militarmente in Ucraina per difendere gli interessi della Crimea, regione a maggioranza etnica russa.
L’ambasciatore ucraino all’Onu Yuriy Sergeyev denuncia che quindicimila soldati russi sono già in Crimea.
In una telefonata di 90 minuti il presidente russo Vladimir Putin ha detto al presidente Usa Barack Obama che si riserva il diritto di proteggere gli interessi dei russi se ci fossero violenze in Crimea e nell’Ucraina dell’est, ovvero nei territori a maggioranza russa.
Obama ha detto a Putin che gli Stati Uniti condannano l’intervento militare russo nel territorio ucraino.
Se è sacrosanta la volontà di difendere le popolazioni di etnia russa e minoritarie in Ucraina, ciò dovrebbe avvenire in modo pacifico, attraverso l’impegno diretto del governo dell’Ucraina e l’invio di osservatori internazionali.
La soluzione sarebbe l’indipendenza della Crimea dell’Ucraina e l’autonomia delle regioni ucraina ad alta densità russa.
Noi abbiamo parlato di Guerra Fredda soltanto tre giorni fa, come sempre a proposito.
Infatti, i nostri sospetti sono che la Russia sventagli la questione Crimea e dell’Ucraina dell’est per non lasciarsi sfuggire il governo dell’Ucraina dalla propria orbita (la Csi) a vantaggio di quella dell’Ue.
Del resto gran parte del gas che la Gazprom russa vende all’Europa passa dall’Ucraina e questo sposta un sacco d’interessi economici e strategici.
Ecco perché la guerra è molto più vicina di quanto sembri. Basta vedere l’esempio siriano: la Russia non ha mai mollato l’osso, nemmeno davanti a migliaia di morti civili tra cui molti bambini, cioè non ha mai permesso l’intervento dell’Onu; crediamo sarà difficile che lo farà in Ucraina.
Questo ci restituisce l’idea che la Russia ha dell’Onu e degli osservatori internazionali: un giocattolo nelle mani della Nato. Non possiamo dire fino in fondo se la Russia ha ragione o no, ma è un dato di fatto, l’Onu non è considerato un organismo neutrale.

Ucraina, le rivolte che sanno di guerra fredda


Disordini a Kiev

Disordini a Kiev

Ancora dure rivolte a Kiev dove gli agenti hanno sfondato le barricate e hanno cominciato a sgomberare il campo dei manifestanti insediato a centro della città.
Tre morti in queste ore. L’Unione Europea chiede di fermare le violenze e gli Usa minacciano sanzioni. Mentre la Russia punta il dito contro la Ue.
Il presidente ucraino Viktor Yanukovych ha convocato l’opposizione per una tregua.
Le proteste sono contro la politica di Yanukovych, cha da oggi ha fatto entrare in vigore le leggi anti-sommossa approvate la settimana scorsa in maniera frettolosa la settimana scorsa.
Naturalmente alla base c’è il conflitto (anche civile) tra chi propende per una politica filoeuropea di integrazione dell’Ucraina nella Ue (parte del popolo e dell’opposizione), e chi invece protende per una politica filorussa nell’ambito del ferrovecchio della CSI (il governo e un’altra parte del popolo).

Cronache della rivolta


Ucraina: scontri tra polizia e manifestanti a favore dell’ingresso nell’Ue. A Kiev gli attivisti del partito ucraino nazionalista di opposizione Svoboda (Libertà) hanno occupato il municipio di Kiev, come ha reso noto il loro leader Oleg Tiagnibok, in piazza Maidan, cuore della protesta a favore dell’Unione europea. Alcuni manifestanti sono rimasti feriti negli scontri con la polizia vicino al palazzo presidenziale ucraino. Feriti un centinaio di agenti, secondo fonti della polizia.
Thailandia: assedio al governo, cinque morti. Guerriglia a Bangkok. Doveva essere il “Giorno della vittoria finale” per i manifestanti anti-governativi a Bangkok. Ma dopo una notte di guerriglia la premier Yingluck Shinawatra portata in un luogo segreto, una tv pubblica occupata dai rivoltosi e la popolazione della capitale invitata a rimanere a casa nella notte, la situazione è però ben lontana dall’essere “sotto controllo”, nonostante le dichiarazioni in tal senso del governo.
Egitto: ancora proteste in piazza Tahrir al Cairo, dove le forze dell’ordine hanno sparato per disperdere i manifestanti dei Fratelli Musulmani che protestavano dopo l’uccisione di uno studente avvenuta giorni fa.