La Croazia entra nell’Unione Europea


Dal 1° luglio la Croazia sarà il 28° Paese a far parte dell’Unione europea. Da oggi inizierà il processo di valutazione per l’adozione dell’euro che richiede almeno due anni dopo l’ingresso nell’Ue.
Al momento l’Ue è composta da 28 nazioni, di cui 17 fanno parte dell’Unione Monetaria (tra parentesi l’anno di adesione e i paesi dell’Eurozona):
Austria (1995, euro)
Belgio (1952, euro)
Bulgaria (2007)
Cipro (2004, euro)
Croazia (2013)
Danimarca (1973)
Estonia (2004, euro)
Finlandia (1995, euro)
Francia (1952, euro)
Germania (1952, euro)
Grecia (1981, euro)
Irlanda (1973, euro)
Italia (1952, euro)
Lettonia (2004)
Lituania (2004)
Lussemburgo (1952, euro)
Malta (2004, euro)
Paesi Bassi (1952, euro)
Polonia (2004)
Portogallo (1986, euro)
Regno Unito (1973)
Repubblica ceca (2004)
Romania (2007)
Slovacchia (2004, euro)
Slovenia (2004, euro)
Spagna (1986, euro)
Svezia (1995)
Ungheria (2004)

Il salvataggio di Cipro, se ci sarà, sarà a metà


Domani il parlamento di Cipro vota la ratifica al piano di salvataggio di 10 miliardi di euro negoziato con la Ue che ha chiesto, in cambio, una tassa su tutti i depositi bancari.
Cipro è, secondo noi, l’ennesimo effetto collaterale della politica “rapidamente inclusiva” dell’Europa e dell’Unione Monetaria (l’Eurozona). Se gli stati membri sono 27 (28 con la Croazia che dovrebbe entrare a luglio), gli stati dell’Unione Monetaria dell’Euro sono ben 17 (21 con San Marino, Principato di Monaco, Vaticano e Andorra e 23 se si considerano uniti de facto Montenegro e Kosovo). Probabilmente troppi. Non perché non ci piaccia una politica monetaria unitaria (che in altre parti del mondo evita commissioni e dazi), ma perché la transizione è troppo rapida e soprattutto non tiene sempre conto delle volontà dei cittadini, i cui Paesi sono quasi sempre entrati nell’Euro senza referendum.
Cipro non fa eccezione, e come la Grecia fa oggi fatica a stare dietro all’Unione Monetaria. Non solo, l’isola di Cipro stessa è divisa in due zone: la parte Nord è occupata dalla Turchia (anche per questo la Turchia è oggi esclusa dell’Ue nonostante sia candidata dal 1999) e si autodefinisce Repubblica Turca di Cipro del Nord, mentre quella del Sud è l’unica parte realmente facente parte dell’Ue e dal 2007 dell’Eurozona. Naturalmente quella che “beneficia” degli accord con l’Ue è la parte Sud. Cipro è quindi l’esempio di come l’Ue tenda a espandersi prima ancora di risolvere problemi politici, amministrativi e militari gravi.
Se veramente l’obiettivo (che anche noi caldeggiamo) è una vera unione democratica federale di Stati Uniti d’Europa, i passaggi devono essere fatti alla giusta velocità, risolvendo prima i conflitti interni e rispettando la volontà dei cittadini. Un’Unione Federale, ripeto, che rispetti autonomie e particolarismi (che in Europa più che in tutte le altre parti del mondo, sono marcate e storiche).

La Grecia esce dall’Euro ed entra nella Cina


Scenario possibile, visto che ormai anche le istituzioni europee si stanno rassegnando all’eventualità che la Grecia esca dell’Unione Monetaria Europea, fatto assolutamente tabù fino a qualche settimana fa e che nel frattempo il governo cinese ha dato mandato alle principali agenzie statali, compresa la banca centrale, perché preparino urgentemente dei piani di contingenza in vista di un’eventuale uscita della Grecia dall’euro.
Ora, ai detrattori dell’euro chiediamo: come vedete l’uscita dell’Italia dall’Euro? Che ve ne sembra di entrare a far parte della florida economia di un governo antidemocratico come la Cina?
La realtà dei fatti è che una volta entrati nell’Unione Monetaria Europea, uscirne è come affrontare un abisso. La dracma, come la peseta e la lira, perderebbero subito punti nei confronti dell’euro, e gli stipendi, pur rimanendo nominalmente gli stessi, perderebbero del 30-40% del potere d’acquisto. Senza immaginare le conseguenze politiche e sociali.
La ripresa dell’economia e delle esportazioni sarebbe di livello inferiore perché ormai un’economia non può prescindere dalla globalizzazione e il Paese dovrebbe continuamente difendersi da “scalate” di altre economie, come quella cinese.
Non sosteniamo che sarebbe un disastro, naturalmente, ma le incognite sono troppe per poter sostenere con leggerezza l’uscita dell’Euro, almeno una volta che questi Paesi vi hanno fanno parte per qualche anno.