Repubblica di Cospaia


Dossier Micronazioni Parte XX.

Cospaia

Cospaia


La Repubblica di Cospaia è stata per diversi secoli un minuscolo stato indipendente, posta fra lo Stato della Chiesa e la Repubblica di Firenze (poi Granducato di Toscana).
Ha ottuneto l’indipendenza nel 1441, quando papa Eugenio IV, impegnato nella lotta con il Concilio di Basilea, cedette il territorio di Sansepolcro alla Repubblica di Firenze.
Furono quindi fissati i nuovi confini e aggiornate le relative carte topografiche. Secondo l’accordo, il limite tra i due stati doveva passare all’altezza del torrente Rio, un tributario del vicino Tevere. Erano due i fiumi paralleli che scendevano dal monte Gurzole, quello a nord si chiamava Gorgaggia e quello a sud Riascone, ma entrambi erano chiamati dagli abitanti del luogo anche Rio.
I fiorentini tracciarono il nuovo limite all’altezza del primo torrente, vicino Sansepolcro e gli emissari del papa presero come punto di riferimento il secondo fiumiciattolo, nei pressi di San Giustino. Così, per errore, di calcolo e di geografia, Cospaia e il suo contado non furono rivendicati né da Roma né da Firenze.
Quel villaggio sulla collinetta si trasformò presto un “porto franco”. E i suoi abitanti realizzarono una repubblica anarchica. Nessun governo. Né tasse né soldati. Leggi, carceri, eserciti, polizia, codici, statuti e tribunali non servivano. Per dirimere le questioni bastavano il consiglio degli anziani e l’insieme dei capifamiglia. Per i servizi di molitura del grano e per le cure mediche i cospaiesi continuavano ad affidarsi agli abitanti di San Giustino. Il curato era, di fatto, l’”ambasciatore” presso il vicino vescovo di Città di Castello e quindi del Papa stesso.
Nel 1574, il vescovo di Sansepolcro Alfonso Tornabuoni ricevette in regalo da nipote Niccolò Tornabuoni dei semi di tabacco provenienti dal Nuovo Mondo, dall’isola di Tobago (da cui il nome tabacco), e in segno di benevolenza verso il figlio di suo fratello, piantò con amore quei semi nel giardino del vescovado. Dall’orto del prelato a Cospaia c’erano meno di quattro chilometri. Quella pianta misteriosa, chiamata “erba tornabuona” in onore di Niccolò, li percorse in fretta e cominciò a essere coltivata nella piccola repubblica e per la prima volta nella storia, nel territorio italiano. Tabacco da fiutare e da fumare.
Quando quasi un secolo dopo, nel 1642, papa Urbano VIII arrivò a scomunicare tutti i fumatori, a Cospaia, dove anche il proibito era lecito, la coltivazione del tabacco diventò la più redditizia delle attività. Per irrigare i campi anche durante la siccità, ai piedi del villaggio fu creato un laghetto, usato ancora oggi per la pesca di carpe e storioni.
La piccola repubblica si trasformò nella capitale italiana del tabacco. E lo rimase anche quando un altro papa, Benedetto XIII, voglioso di alimentare le magre entrate del Vaticano, nel 1724 sottopose a dazio la coltura.
Tuttora, alcune varietà di tabacco vengono definite con il nome di “cospaia”.
Dopo diversi secoli di esistenza, il 26 giugno 1826, ottenuto un atto di sottomissione da parte di quattordici rappresentanti del territorio, tornò a far parte dello Stato della Chiesa.

Rileggi dalla Parte I.

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Concerto dei Laibach in Corea del Nord


Laibach at Pyongyang

Laibach at Pyongyang

I Laibach sono un gruppo sloveno legato alla scena industrial che spaziano i generi tra il neofolk, l’industrial e il musical.
Sono la prima band occidentale ad aver calcato i palcoscenici della Corea del Nord. Il 18 agosto 2015 hanno riempito il Panghwa Arts Theatre, a Pyongyang, in un evento seguito da 1.500 spettatori. “Tutti sono rimasti seduti ai loro posti per tutto il tempo e non ci sono stati applausi o cori, ma è la norma ai concerti qui”, ha detto Simon Cockerell, il general manager della Koryo Tours.
Ma la loro caratteristica principale è quella di essere fraintesi, a partire dal genere: molti giornalisti hanno definito la loro musica rock, industrial-metal, hip hop (e vi consiglierei di cercare tra le varie testate a chi la spara più grossa), ma questo è nulla in confronto alla loro attidutine e ai messaggi delle loro canzoni. Alcuni (mica sconosciuti, parlo delll’ANSA) sono certi che siano “famosi anche per le loro performance con uniformi militari e simboli autoritari che toccano temi che richiamano socialismo e marxismo” (e questo giustificherebbe la loro presenza in Corea del Nord), per altri hanno un’immagine ambigua, con venature di nazionalismo, tanto che alcuni l’accusano di essere fascista.
Prima erano fascisti, ora sono comunisti. Tutto qua.
Nessuno che faccia un’analisi semiotica, sul linguaggio delle dittature, dei regimi e dei media di massa, o sulla visione politico-storica della Slovena, Paese a cavallo tra la mitteleuropa tedescofona e i Balcani polveriera d’Europa in due guerre nonché porta d’accesso di flussi migratori anche in questi giorni.
Se si andassero a leggere i testi di una discografia estesa ma non sterminata, capirebbero che la critica è estesa in tutte le direzioni, dalle dittature, al “regime” degli Stati Uniti, al Vaticano.
Kremo at Torriglia

Kremo at Torriglia

Il Vaticano decide di riconoscere la Palestina


Al termine di una riunione tra le delegazioni palestinese e vaticana, è stata raggiunta l’Intesa di un testo di prossima firma riguardante un accorgo globale tra lo Stato vaticano e le autorità palestinesi. Al centro il riconoscimento dello Stato di Palestina. “Le parti hanno concordato che il lavoro della commissione sul testo dell’accordo è stato concluso”, si legge in un comunicato congiunto, “e che l’accordo sarà sottoposto alle rispettive autorità per l’approvazione prima di fissare una data nel prossimo futuro per la firma”.
A breve Abu Mazen sarà in visita in Vaticano da papa Francesco.

Il papa nei guai: i genocidi da parte dei turchi non esistono per definizione


Le parole di Papa Francesco sul genocidio degli armeni diventano motivo di uno scontro diplomatico tra lo Stato della Città del Vaticano e la Turchia. “Quel massacro fu il primo genocidio del Novecento” ha detto Jorge Mario Bergoglio alla messa per il centenario dell’uccisione e deportazione in Armenia di centinaia di migliaia di persone tra il 1915 e il 1916. Un messaggio che non è piaciuto ad Ankara. Prima l’ambasciatore del Vaticano è stato convocato dal ministero degli Esteri turco: al nunzio apostolico Antonio Lucibello è stato espresso il “disappunto” per le dichiarazioni del pontefice e Ankara si è detta “dispiaciuta e delusa”. Poche ore dopo la Turchia ha richiamato il proprio ambasciatore presso la Santa Sede. In una nota il ministero degli Esteri scrive che il popolo turco non riconosce la dichiarazione del Pontefice, “che è discutibile sotto tutti i punti di vista, che è basata sul pregiudizio, che distorce la storia e che riconduce il dolore sofferto in Anatolia nelle particolari circostanze della Prima Guerra Mondiale ai membri di una sola religione”.
In Turchia, l’utilizzo del termine genocidio è punito con il carcere in base all’articolo 301 del codice penale, che prevede il reato di “vilipendio dell’identità turca”: per questo sono stati perseguiti lo scrittore Nobel per la letteratura Orhan Pamuk e il giornalista di origine armena Hrant Dink, che venne ucciso da un ultranazionalista nel gennaio del 2007.

Cuba-Usa: è disgelo. Forse Castro in visita alla Casa Bianca


La svolta è di portata storica, dopo 55 anni di tensioni tra l’isola “comunista” e la super-potenza americana. E nella riapertura dei rapporti tra Washington e L’Avana, in seguito alla liberazione del contractor americano Alan Gross dopo cinque anni di prigione a Cuba e al rilascio per motivi umanitari di tre agenti cubani detenuti negli Stati Uniti, il ruolo fondamentale di mediatore e garante nelle trattative l’ha avuto il Vaticano. Anzi, proprio la persona di papa Francesco.

Le trattative sono state fatte in gran segreto e sarebbero durate 18 mesi.

Gli Stati Uniti non escludono una visita del leader cubano Raul Castro alla Casa Bianca. Lo afferma il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest.

Domenica di San Vaticano


Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II

Giovanni XXIII

Giovanni XXIII

Essere Santo, o Beato, è strettamente ricevere un’onorificienza post mortem. Forse per i cattolici anche qualche scalino di nuvola in più e il che mi fa sorridere bonariamente. Un po’ meno bonariamente se penso alle conseguenze terrene di queste santificazioni. Se per i laici quindi potrà essere un’onorificienza priva di senso e valore, facciamo parlare i cattolici che danno la giusta lettura della santificazione contemporanea di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII (Angelo Roncalli), ovvero
l’Imwac (Inter­na­tio­nal move­ment We are Church), pre­sente in oltre 20 nazioni, che da quando è nato, nel 1996, si batte per una riforma della Chiesa in dire­zione di una mag­giore col­le­gia­lità, plu­ra­li­smo e povertà: “L’intero sistema delle cano­niz­za­zioni deve essere messo in discus­sione e radi­cal­mente demo­cra­tiz­zato”, spiega Mar­tha Hei­zer, pre­si­dente di Imwac. “La cano­niz­za­zione dei due papi, in par­ti­co­lare quelle dei pon­te­fici morti da poco, glo­ri­fica la natura supe­riore e l’infallibilità del papato a spese del ruolo del Popolo di Dio. Lo sfa­vil­lante e glo­rioso sfarzo di una Chiesa cat­to­lica medie­vale domani appa­rirà di nuovo in piazza San Pie­tro, in con­trad­di­zione con le vite di quella parte del Popolo di Dio e di tanti altri che nel mondo vivono in povertà, mar­gi­na­lità ed abban­dono”, sot­to­li­nea Imwac, che però mostra di nutrire spe­ranze in papa Fran­ce­sco: “Gli offriamo il nostro appog­gio men­tre cerca di rifor­mare que­sta Chiesa trion­fa­li­stica in una Chiesa della soli­da­rietà coi poveri.”
Sulla san­ti­fi­ca­zione di Karol Woj­tyla – a tempo di record gra­zie anche alle norme che egli stesso modi­ficò, accor­ciando da 50 a 5 anni il tempo che deve tra­scor­rere dalla morte (uno che le regole per santificare le fa da sé, che santo è?) il dis­senso si fa più netto: elenchiamo, senza ordine: la repres­sione dei teo­logi non alli­neati, le posi­zioni inte­gra­li­ste sulla morale ses­suale, il rifiuto del dibat­tito sulla con­di­zione delle donne nella Chiesa e sul celi­bato eccle­sia­stico, l’omertà sugli abusi ses­suali del clero sui minori, l’accettazione di una strut­tura come lo Ior.

Onu: Vaticano ha permesso e coperto abusi su bambini e minori


Siamo arrivati all’Onu. Dopo le costanti accuse di aver coperto gli abusi su bambini e minori e protetto prelati e chierici colpevoli, è l’organo internazionale più alto a chiedere al Vaticano su porre un rimedio e soprattutto di escludere dalla Chiesa i colpevoli. Cosa che, nonostante il cambio di rotta di Francesco I, stenta ad avvenire.
L’Onu ha richiesto alla Santa Sede di rimuovere immediatamente dal loro incarico chi ha commesso abusi sessuali sui bambini, o chi ne è sospettato, perché finora ha adottato politiche e pratiche che hanno portato a continuare abusi su decine di migliaia di bambini e all’impunità degli autori.

Lettonia in Eurolandia


la Lettonia diventa il diciottesimo paese ad utilizzare la moneta unica. Da domani, anche i due milioni di cittadini della repubblica baltica si aggiungeranno quindi ai 330 milioni che gia’ utilizzano l’Euro. L’ultimo ingresso era stato quello dell’Estonia, il 1° gennaio 2011.
Ecco l’elenco aggiornato della Zona Euro con la data di adesione:
Austria 1º gennaio 1999
Belgio 1º gennaio 1999
Cipro 1º gennaio 2008
Estonia 1º gennaio 2011
Finlandia 1º gennaio 1999
Francia 1º gennaio 1999
Germania 1º gennaio 1999
Grecia 1º gennaio 2001
Irlanda 1º gennaio 1999
Italia Italia 1º gennaio 1999
Lettonia 1º gennaio 2014
Lussemburgo 1º gennaio 1999
Malta 1º gennaio 2008
Paesi Bassi 1º gennaio 1999
Portogallo 1º gennaio 1999
Slovacchia 1º gennaio 2009
Slovenia 1º gennaio 2007
Spagna 1º gennaio 1999
a cui vanni aggiunti Monaco, San Marino, Vaticano e Andorra che non hanno un sistema monetario indipendente.

La civile Arabia Saudita rifiuta un seggio al covo d’ingiustizie dell’Onu


Eletta ieri tra i Paesi membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu, l’Arabia Saudita ha rinunciato oggi al proprio seggio. In un comunicato stampa diffuso dalla Spa, l’agenzia ufficiale saudita, il ministero degli Esteri ha spiegato le ragioni del Paese, sottolineando che le Nazioni Unite sono “incapaci di porre fine alle guerre e trovare una soluzione ai conflitti”.
I sauditi accusano l’Onu di “approfondire il divario delle ingiustizie fra i popoli”, di “violentare i diritti” e “diffondere scontri e guerre”. Il segno più evidente dell’inutilità delle Nazioni Unite, scrive Riad, è “la questione palestinese”.
Parole “sante”: ci chiediamo come mai allora l’Arabia Saudita monarchia teocratica assoluta (al pari del Vaticano), manchi dei più basilari diritti civili, soprattutto per le donne, che non solo non possono praticare lo sport (oscena e indegna pratica vietata da Teodosio alla fine del IV secolo), ma persino la patente, che le donne saudite sono costrette a prendere all’estero.
Viene da chiedere in che modo abbiano intenzione di risolvere la questione palestinese.
Cari sauditi, scendete dal vostro pianeta, per favore.

Chi sono gli Anonymous?


Anonymous

Anonymous

Partiamo da Wikipedia: “Anonymous è un termine dal duplice significato. Come fenomeno di Internet afferisce al concetto di singoli utenti o intere comunità online che agiscono anonimamente in modo coordinato, solitamente con un obiettivo concordato approssimativamente. Può anche essere inteso come firma adottata da unioni di hacktivists, i quali intraprendono proteste e altre azioni sotto l’appellativo fittizio di “Anonymous”.
Le azioni attribuite ad Anonymous sono intraprese da individui non identificati che si auto-definiscono Anonymous,
che non si manifestano solo via web, alcuni di loro si presentano con addosso la maschera di Guy Fawkes (resa famosa dal film V per Vendetta) e scendono in piazza a protestare. Dopo una serie di controversie, proteste largamente pubblicizzate e attacchi DoS (Denial of Service) attuati da Anonymous nel 2008, gli episodi legati ai membri del gruppo sono diventati sempre più popolari.”
Si dice che sono nati nel 2003, ma le vere attività cominciano nel 2006. Si comincia con l’attacco al social network Habbo e ad attacchi a siti razzisti e sessisti o ad gruppi considerati contro l’etica come Scientology (con il Progetto “dedicato” Chanology).
Nel 2010 Anonymous appoggia le ragioni di Wikileaks (vedi nostro articolo su Julian Assange).
Tra i siti colpiti negli ultimi anni si annoverano: Fine Gael, un partito politico irlandese di centro-destra, la società di sicurezza HBGary Federal; Enel, che al fine di costruire impianti idroelettrici in Guatemala, nel municipio di Cotzal, assolda (con i denari di tutti gli italiani) 500 mercenari in assetto di guerra con passamontagna e forze antisommossa per occupare la comunità indigena maya Ixil (di cui abbiamo accennato anche in relazione all’ex dittatore Rios Montt); Agcom; New York Stock Exchange; il Tenente John Pike per aver spruzzato dello spray al peperoncino contro un gruppo di manifestanti; Dipartimento di Giustizia Usa; Motion Picture Association of America; Universal Music; Belgian Anti-Piracy Federation; Recording Industry Association of America; Federal Bureau of Investigation; HADOPI law site; US Copyright Office; Universal Music France; Senatore Christopher Dodd; Vivendi France; Casa Bianca; BMI; Warner Music Group; WallStreetJournal; AIPAC; Corte costituzionale ungherese; Vaticano; Massachusetts Institute of Technology; United States Sentencing Commission; Nasa; Sony; Hollywood; vari siti ministerili del Brasile; Facebook down; Equitalia, Trenitalia; Endesa; Emgesa; Ministero dell’Interno d’Italia, Ministero della Difesa d’Italia; Carabinieri; molti siti Israeliani per protestare contro l’esercito di Tel Aviv che ha sferrato una nuova offensiva contro il popolo palestinese nel novembre 2012, oltre che attacchi di vario tipo in Egitto e Tunisia a seguito della Primavera araba.
Questo elenco serve per farvi comprendere meglio chi sono gli hacktivist di anonymous, conoscendoli attraverso i loro nemici: i protettori della linea dura del copyright e in generale dei diritti fondamentali dell’uomo e dei cittadini.
Sono naturalmente seguiti arresti in tutto il mondo.
Considerando tutte le generalizzazioni e le peculiarità di ogni caso e il modus operandi di Anonymous è difficile se non impossibile dare un giudizio o un’opinione definitiva.
Sul fronte più puramente politico gli attacchi vanno sempre in direzione della difesa dei cittadini nei confronti di poteri forti o di attacchi militari o di repressione, ed è difficile non essere d’accordo almeno sulle loro motivazioni di base. Non a caso gli Anonymous si presentano con la maschera di V per Vendetta spesso a fianco di manifestazioni organizzate da Occupy Wall Street o dagli Indignados, rivelando un legame tra le diverse espressioni di protesta.
Ma Anonymous si concentra maggiormente sulle questioni del copyright, nelle quali sarebbe bene discernere questione per questione. Ma possiamo dire che se l’obiettivo del copyright (e delle sue diverse forme, come quella molto nobile del Creative Commons), dovrebbe essere quello di tutelare gli artisti, in pratica non è così, perché si tutela esclusivamente il prodotto dell’industria della creatività e dei più celebri artisti (che ve ne fanno parte), ignorando la gran parte degli altri artisti. Infatti, grazie a quella che chiamano pirateria (ma che si può tranquillamente chiamare prestito o donazione tra utenti), gli artisti poco conosciuti possono godere di un passaparola (una pubblicità gratuita!) che ha un duplice pregio: quello di far conoscere l’artista e quello di diffondere cultura artistica in generale.
Quindi anche grazie alla cosiddetta pirateria, vi è un ritorno per gli artisti e i loro produttori per via di altre forme di introiti (per esempio i concerti musicali o le mostre).
Ma per le grandi etichette e gli artisti famosi e ormai milionari è un apporto insignificante e minore delle royalties ricavate grazie al copyright, al contrario della stragrande maggioranza degli altri artisti. Quindi, come potete comprendere, di qualsiasi idea voi siate, è soltanto una questione di quantità di denaro che entra e non di tutela degli artisti.
Solo il Creative Commons va in questa seconda direzione, ed è uno strumento che ha trovate il consenso di moltissimi artisti.
In definitiva, la scelta è tra pochi artisti ricchi e tutelati e una minor cultura artistica da un lato, e una gran quantità di artisti non milionari e una diffusa cultura artistica dall’altro. Io scelgo la seconda opzione.

Anche in Francia approvati i matrimoni omosessuali


La Francia diventa il 14° Paese che legalizza i matrimoni fra persone dello stesso sesso. La riforma è considerata in Francia la più importante dai tempi dell’abolizione della pena di morte, nel 1981.
Il presidente della Neorepubblica di Torriglia ha mandato ufficiali apprezzamenti per l’evento alla Francia tramite la propria ambasciatrice di Francia, in quanto la Neorepubblica appoggia i matrimoni egualitari assoluti, ovvero non solo di qualsiasi combinazione di coppia fra i tre sessi diversi (maschio, femmina, transgender), ma anche tra specie intelligenti diverse (in previsione di un contatto alieno extraterrestre).
In questo campo la Neorepubblica Kaotica di Torriglia è il primo Paese al mondo che riconosce matrimoni interspecie.

Ecco la situazione mondiale sulle tutele e riconoscimenti legali per coppie omosessuali:
Blu: Matrimonio tra persone dello stesso sesso
Azzurro: Altri tipi di unioni civili (o coabitazioni registrate)
Celeste: Riconoscimento dei matrimoni celebrati all’estero
Grigio: Nessun riconoscimento per le coppie di persone dello stesso sesso
Pratiche omosessuali illegali:
Verde: Pena de jure, ma non perseguita de facto
Giallo: Punizione minima
Arancio: Grave reato (codice penale)
Rosso chiaro: Imprigionamento a vita (condanna all’ergastolo)
Rosso cupo: Pena di morte

Leggi omosessuali nel mondo

Leggi omosessuali nel mondo


Si noti l’estrema omofobia dei Paesi musulmani e la situazione paradossale dell’Italia, in compagnia di Paesi omofobi come la Russia, la Cina, alcune repubbliche asiatiche e centrafricane.
Se la motivazione è ovvia (l’influenza del Vaticano e della cultura veterocattolica), siamo felici di sentire le parole di umiltà e apertura di papa Francesco, in attesa che si trasformino in fatti.
Il primo papa che rinuncia alle vesti cerimoniali, il primo papa che si chiama vescovo di Roma, il primo papa Gesuita, il primo papa che visita la cripta di San Pietro (ma gli altri che facevano?), il primo papa che mette il ciuccio a un bimbo, tutte cose bellissime, ma che noi vorremmo diventassero: il primo papa che permette il sacerdozio femminile, il primo papa che punisce i chierici pedofili, il primo papa che non vieta il preservativo, il primo papa che non vieta l’amore omosessuale, eccetera: Jorge Bergoglio: non sei ancora un santo.

Il salvataggio di Cipro, se ci sarà, sarà a metà


Domani il parlamento di Cipro vota la ratifica al piano di salvataggio di 10 miliardi di euro negoziato con la Ue che ha chiesto, in cambio, una tassa su tutti i depositi bancari.
Cipro è, secondo noi, l’ennesimo effetto collaterale della politica “rapidamente inclusiva” dell’Europa e dell’Unione Monetaria (l’Eurozona). Se gli stati membri sono 27 (28 con la Croazia che dovrebbe entrare a luglio), gli stati dell’Unione Monetaria dell’Euro sono ben 17 (21 con San Marino, Principato di Monaco, Vaticano e Andorra e 23 se si considerano uniti de facto Montenegro e Kosovo). Probabilmente troppi. Non perché non ci piaccia una politica monetaria unitaria (che in altre parti del mondo evita commissioni e dazi), ma perché la transizione è troppo rapida e soprattutto non tiene sempre conto delle volontà dei cittadini, i cui Paesi sono quasi sempre entrati nell’Euro senza referendum.
Cipro non fa eccezione, e come la Grecia fa oggi fatica a stare dietro all’Unione Monetaria. Non solo, l’isola di Cipro stessa è divisa in due zone: la parte Nord è occupata dalla Turchia (anche per questo la Turchia è oggi esclusa dell’Ue nonostante sia candidata dal 1999) e si autodefinisce Repubblica Turca di Cipro del Nord, mentre quella del Sud è l’unica parte realmente facente parte dell’Ue e dal 2007 dell’Eurozona. Naturalmente quella che “beneficia” degli accord con l’Ue è la parte Sud. Cipro è quindi l’esempio di come l’Ue tenda a espandersi prima ancora di risolvere problemi politici, amministrativi e militari gravi.
Se veramente l’obiettivo (che anche noi caldeggiamo) è una vera unione democratica federale di Stati Uniti d’Europa, i passaggi devono essere fatti alla giusta velocità, risolvendo prima i conflitti interni e rispettando la volontà dei cittadini. Un’Unione Federale, ripeto, che rispetti autonomie e particolarismi (che in Europa più che in tutte le altre parti del mondo, sono marcate e storiche).

*** Noi votiamo Gianfranco Ravasi come Pietro II


NEOREPVBBLICA DI TORRIGLIA
GOVERNO OSCURO
QVESITO VII

giorno 12 ventoso 132

* Se foste nel conclave quale candidato pontefice votereste? Se foste papa quale nome scegliereste?

Il Governo Oscuro ha votato così:

Voto a Ravasi

Voto a Ravasi

Preferenza per Pietro II

Preferenza per Pietro II


Questi i risultati:
Gianfranco Ravasi … 5
Peter Erdo … 2
Francis Arinze … 1
Robert Sarah … 1
Georg Ganswein … 1
Giovanni A. Becciu … 1
Dionigi Tettamanzi … 1
Astenuti … 5

Pietro II … 2
Alessandro IX … 1
Clemente XV … 1
Nerone I … 1
Sisto VI … 1
Georg I (Giorgio I)… 1
Gandalf I … 1
Angelico I … 1

commento:
i torrigini hanno pochi dubbi, Gianfranco ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, è il favorito. Ma non mancano ipotesi africane o europee. Vince quindi “la cultura”, sentita probabilmente come carente al Vaticano. Ma, se il “papa nero” è votato in soli 2 casi, le suggestioni della profezia di Malachia (e altre versioni di profezie papali), secondo cui saremmo all’ultimo papa (o probabilmente doveva esserlo Benedetto XVI), indicando come preferenza di nome Pietro II, nome dell’ultimo papa. In questo s’intravede la volontà di porre fine all’istituzione papale, almeno in questi termini, o per lo meno, in un forte rinnovamento spirituale.

***

Per quanto riguarda l’Italia, la votazione alla nostra “fiducia” o meno al nuovo governo è stata posticipata a quando si saprà qualcosa di sicuro. Al momento il presidente della Neorepubblica di Torriglia dichiara ufficialmente ciò che ha già espresso in modo informale 5 giorni fa, ovvero che il M5S uscirà dal Senato al momento della fiducia per far abbassare il quorum in modo che il governo Bersani possa ottenere la maggioranza e la fiducia anche al Senato, per successivamente votare insieme al Pd, volta per volta, i provvedimenti e le riforme.

Scisma postmoderno d’Occidente


Con le dimissioni, papa Benedetto XVI, rompe con la tradizione: infatti erano 498 anni che un papa non si dimetteva (Gregorio XII si dimise nel 1415 per foverire la chiusura del Grande Scisma d’Occidente, che si chiuse effettivamente nel 1417 con il Concilio di Costanza, che elesse Martino V).
Joseph Aloisius Ratzinger manterrà il nome Benedetto XVI e il titolo di Papa emerito. Con l’elezione del nuovo papa, quindi, dopo 496 anni, saremo in presenza di 2 papi.
Naturalmente non si tratta di un vero scisma, ma lo definirei uno scisma postmoderno, infatti la presenza di 2 papi (che potrebbero in futuro diventare 3 o più) è una caratteristica della società moderna causata anche dalla maggiore longevità. Uno scisma postmoderno.
10-100-1000 papi!

Esce Flush.art 2, Arte e morte contemporanea


Miroir du Gourmet

Miroir du Gourmet

ESCE IL SECONDO NUMERO DI FLUSH.ART
Flush.Art

Flush.Art


Miroir du gourmet è stata una mini rivista aperiodica stampata in edizioni limitate e numerate dal luglio 2001, dedicata all'”Arte e Morte contemporanea” che dichiarò di cessare al decesso del Santo Padre Giovanni Paolo II. Dopo 7 uscite, cessa le pubblicazioni, come promesso, nell’aprile 2005.
Vedi le copertine delle 7 uscite.
Le ultime copie possono essere ancora acquistate qui.
Dopo 7 anni, dalle ceneri di Miroir du Gourmet rinasce Flush.art, un bollettino fotografico aperiodico online, che dichiara di cessare al decesso del Santo Padre Benedetto XVI. Oggi esce il secondo numero di Flush.art che, dato che Benedetto XVI non morirà mai da Santo Padre, prolunga le proprie uscite fino al 7° numero.
Buona visione (scarica solo se sei maggiorenne e non impressionabile).

Vedi/scarica Flush.art_2

Flush.Art n. 2 (febbraio 2013)

Flush.Art n. 2 (febbraio 2013)

Arretrati:
Flush.art N. 1 I mortacci sono vostri

Vidi e conobbi l’ombra di Benedetto XVI, che fece per viltade il gran rifiuto


Benedetto XVI

Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI ha annunciato nel corso del concistoro pubblico che si dimetterà dal 28 febbraio alle ore 20 e che i motivi delle dimissioni sono le “forze e l’età avanzata non più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero”.
Citiamo nel titolo le parole di Dante della Commedia, che potrebbero calzare anche per il pasore tedesco di una Chiesa che vedrebbe con nostalgia i “bei” tempi passati del Medioevo, quando un omosessuale si consegnava al Braccio Secolare.
Lo salutiamo sereni che il Vaticano gli garantirà una pensione adeguata.
Il capo di Stato della Neorepubblica di Torriglia, follower di Twitter di Benedetto XVI aveva posto al papa la seguente domanda: “Ha mai pensato a una propria promozione?”
Che abbia interpretato le nostre parole?

Che cos’è il Nuovo Ordine Mondiale (NWO)?


Secondo il complotto del Nuovo Ordine Mondiale, il cui acronimo è NWO (New World Order), un presunto gruppo di potere oligarchico e segreto si starebbe adoperando per prendere il controllo di ogni organizzazione statale del mondo.
Una delle menzioni iniziali del NWO sarebbe contenuta nella dichiarazione del 1975 del Presidente statunitense Gerald Ford: “Dobbiamo unirci per costruire un nuovo ordine mondiale […] Al meschino concetto di sovranità nazionale non dev’essere permesso di distoglierci da quest’obiettivo”. Il testo è in realtà un rimando all’importanza della sovranazionalità nelle decisioni politiche internazionali, e non è legato alla presunta organizzazione oggetto della teoria cospirativa.
In questa teoria vengono richiamati a far parte del presunto complotto, gli Illuminati (leggi nostro articolo), il Quarto Reich, l’ONU, gli Stati Uniti, la comunità ebraica e la nuova massoneria.
Anche note organizzazioni internazionali quali la Banca Mondiale, l’FMI (Fondo Monetario Internazionale), il WTO (World Trade Organization), l’Unione Europea e la NATO sono spesso elencate come sotto-organizzazioni per lo sviluppo del Nuovo Ordine Mondiale. Infine, la maggior parte delle famiglie potenti e influenti, quali i Rothschild, i Rockfeller, la JP Morgan, la famiglia Du Pont, la famiglia Bush, il casato Windsor, così come i monarchi europei e il Vaticano, sono secondo alcuni complottisti membri del NWO.
Lo stesso attacco alle Twin Towers dell’11 settembre 2001 farebbe parte del disegno del NWO e sarebbe stato organizzato a tavolino da questi signori.
In quest’ottica non è difficile creare un vero e proprio “calderone” di teorie e sottoteorie, a volte discordanti, tra le quali citiamo, a grandi linee:
1) Gli anarco-insurrezionalisti, gli ecologi radicali e i neo-Luddisti, a volte sostengono che c’è o può esistere un’esplicita organizzazione cospirativa.
2) Le ideologie cristiano-evangeliche fondamentaliste includono un elemento religioso preminente nella cospirazione, basato sugli antichi testi evangelici e biblici: l’anti-Cristo.
3) Altri sostengono una Teoria del Controllo, riguardante il controllo della mente e della società anche mediante la dispersione degli agenti chimici nell’atmosfera via aerea (scie chimiche o anomale), esperimenti sul controllo delle meteorologia e dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche, esperimenti riguardanti il controllo della mente e la sua conseguente manipolazione da parte della CIA (MK-ULTRA), influenza di extraterrestri, l’Area 51, la Base Dulce, fino a includere la storia antica dell’uomo, in cui si troverebbero tracce di queste attività umane o extraterrestri.
4) Un’ulteriore teoria è chiamata “Signoraggio” e prevede l’abolizione del denaro contante il quale, secondo i sostenitori, andrebbe gradualmente sostituito da quello elettronico utilizzabile sotto forma di carte magnetiche o microchip a bassa frequenza impiantati sottopelle. Secondo i sostenitori di questa teoria, una volta preso saldamente il potere, il NWO potrebbe controllare ogni singolo essere umano sia negli spostamenti che nelle transazioni di denaro, ricattando all’occorrenza chiunque possa agire contro gli interessi della nuova dirigenza planetaria.
Purtroppo la concomitanza (e la concorrenza) di teorie potrebbe screditare quello che c’è di vero in alcune di esse e infatti molti complottisti sono convinti che i fautori del NWO lavorino per creare teorie del complotto sempre nuove e fantasiose proprio per screditarle tutte. Il complottismo del complottista.
Giunti a questa deriva, paradossalmente il Nuovo Ordine Mondiale pare più un Vecchio Caos Globale.
Per rendere costruttivo il ragionamento bisogna innanzitutto fare delle distinzioni:
1) Separare il NWO dall’ufologia.
2) Distinguere il NWO dagli Illuminati.
3) Concepire il NWO non come potere effettivo, ma come volontà di una parte del mondo, in questo caso dei cosiddetti “poteri forti”, ovvero qualsiasi persona, istituzione, o famiglia che ha dei reali ed effettivi poteri sulla società o parte di essa.
Infatti, come insegna la Storia, non è mai stato possibile racchiudere l’interno controllo mondiale in una persona, un impero o un’istituzione. Anche l’Impero Romano, quello Cinese o il Papato hanno avuto un potere forte, ma mai assoluto, e sempre contrastato da altri poteri concorrenti o dal “popolo” stesso.
Oggi la coscienza dei cittadini è molto più consapevole e informata del passato, e per questo l’opinione pubblica stessa è considerata (anche dai poteri forti), un elemento di forte influenza (e la stessa esistenza del complottismo ne è un’evidenza).
Concepire un potere unico come il NWO è assurdo perché ce lo insegna la Storia: regimi con tendenze “assolutistiche” ci sono e ci sono stati, ma più erano forti e assolutistici e con maggiore forza sono stati combattuti. Elenco i casi più eclatanti, ma la lista potrebbe non finire più: il Papato (contrastato dalla Riforma), il Nazismo (combattuto dagli Alleati), il Comunismo e l’Imperialismo statunitense (che si sono opposti tra di loro in una grande Guerra Fredda).
Se da un lato, però, non dobbiamo credere all’esistenza di un “mostro” che controlla il mondo, non possiamo negare gli effetti che hanno “i suoi tentacoli”. La volontà di raggiungere un NWO, o un potere che sia forte nel mondo, esiste ed è sotto gli occhi di tutti: esistono istituzioni non elette democraticamente (come i già citati FMI, WTO e la Banca Mondiale e le relative lobbies) che hanno un’innegabile ed evidente influenza nel mondo.
Si può quindi concludere parlando di “influenze di potere” esercitate dai soggetti sopra elencati, dalle istituzioni, dalle grandi famiglie, dai dirigenti di multinazionali del petrolio, della farmacologia e dell’informatica, fino al Vaticano, che hanno reali influenze sulle decisioni mondiali.
Questo fenomeno, che è stato esercitato dall’antichità fino a oggi e si trasforma e si adegua (a volte “travestendosi”) a seconda dell’epoca che sta vivendo, ha poco da nascondere e molto da mostrare, e si traduce in una semplice parola: “Potere”.
Noi abbiamo due possibilità: far sentire la nostra voce (la famosa “opinione pubblica”), e fare leva su una caratteristica del potere, che è quella dell’esclusività: ogni potere tende a escludere e annichilire altri pretendenti al potere, e si creano così condizioni di equilibrio tra poteri forti che riescono a ridurre la loro influenza globale. Così è stato durante la Guerra Fredda, con il Comunismo che faceva da contraltare all’Imperialismo capitalistico. Oggi va un po’ peggio, perché c’è un potere meschino che contrasta la Civiltà del Capitale: il fondamentalismo religioso.
Cominciamo a ragionare in questi termini prima di descrivere alieni che insegnano agli egiziani a costruire astronavi a forma di piramide o Bush che schiaccia il pulsante l’11 settembre.

11 settembre? No, strage di africani


In Nigeria Boko Haram, la formazione terroristica di stampo integralista islamico (ne abbiamo già parlato a giugno, novembree dicembre), fa altri 17 morti cristiani, in un attentato a Mubi, nel nord del Paese. I media per ora sottovalutano, finché questa formazione non avrà i soldi sufficienti per colpire il cuore dell’Europa, magari l’Italia e il Vaticano. Noi vi abbiamo avvisati. Ma a voi, sotto sotto, non frega un cazzo.
In Siria altri 25 morti a Damasco, vicino a una scuola (i bambini sono più facili da uccidere), qui i media sono più attenti: hanno compreso la posizione strategica della Siria e come potrebbe modificare i rapporti dell’area e magari far scoppiare una guerra che coinvolga anche l’Iran. Ma, voi, abituati a guerre al di là del’Adriatico e a soldati italiani che muoiono in guerra ogni mese, non vi spaventa niente.
Ma l’oscar alla migliore strage di questo periodo a cavallo tra 2011 e 2012 va al Sud del Sudan. In una decina di giorni ci sono 3141 morti, di cui 2182 donne e bambini nella nuova nazione da poco riconosciuta dall’Onu e da noi, Il Sud Sudan. Insomma, UN 11 SETTEMBRE QUASI TOTALMENTE IGNORATO DAI MEDIA DELL’INFORMAZIONE.
Circa seimila luo nuer, uno dei gruppi etnici dediti alla pastorizia, hanno raggiunto e attaccato diversi villaggi della contea di Pibor, terra della popolazione murle, una delle decine che compongono il complesso mosaico etnico della nuova repubblica del Sud Sudan, nata il 9 luglio scorso.
Inutile dire come ancora una volta le decisioni “astratte” dell’ONU siano ignorate dalle popolazione autoctone.
Ma, naturalmente, che cazzo ve ne frega a voi (europei) che state soppesando quanto le tasse vi faranno cambiare le vostre sacre abitudini quotidiane, voi (occidentali) che siete sconvolti per le vostre azioni in Borsa, a voi (italiani) che state pensando a calcolare l’IMU e ogni volta che accendete la Tv ascoltate la santa recita del “mantra dello Spread”? (Ossessione mediatico-economica, folle psicosi finanziaria odierna degna di un manicomio grande come una città)
Be’, che male c’è, direbbe qualcuno, Forse che gli Antichi Romani potevano occuparsi della caduta della civiltà Maya?
Il male è questo: se non ve ne siete accorti viviamo in una società cosiddetta globale, avete internet e potete chattare con un cinese, twittare con l’Egitto o leggere un blog della Libia. Le stragi che avvengono a migliaia di chilometri, grazie alla società globalizzata che in parte sicuramente vi piace, avvengono sotto casa vostra.
Solo che se i media vi chiudono la finestra, come fate a vedere i corpi maciullati che a voi piacciono morbosamente tanto?

Vaticano: uno dei centri del capitalismo malato: lo IOR


Lo IOR (Istituto per le Opere Religiose) è la banca centrale del Vaticano, ma non strettamente della Santa Sede, che invece è l’APSA, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, ed è quindi riconosciuto come un istituto di credito ordinario.
L’11 febbraio 1887, papa Leone XIII costituì la “Commissione delle Opere Pie” che nel 1908, su iniziativa di papa Pio X, fu rinominata “Commissione amministratrice delle Opere di Religione”.
Nel 1941, sotto Pio XII, l’amministrazione speciale assunse la denominazione di “Amministrazione delle Opere di Religione”.
Lo IOR consta di 130 dipendenti, un patrimonio stimato (nel 2008) di 5 miliardi di euro, 44000 conti correnti, riservati a dipendenti vaticani, ecclesiastici e ad una ristretta quantità di enti privati.
Rilevanti sono gli investimenti esteri, in prevalenza in titoli di Stato o portafogli a basso rischio. Gli interessi medi annui oscillano dal 4 al 12% (18% negli anni di Giubileo) e, non esistendo tasse all’interno dello Stato vaticano, si tratta di rendimenti netti.
Per quanto riguarda gli utili conseguiti, essi non vanno corrisposti ad azionisti, che nel caso dell’Ente non esistono, ma sono devoluti in favore di opere di religione e di carità.
Lo IOR è stato creato con la funzione di amministrare i capitali degli ordini religiosi, degli istituti religiosi maschili e femminili, delle diocesi, delle parrocchie e degli organismi vaticani di tutto il mondo.
Lo IOR è stato e continua ad essere molto ambito per chi possiede capitali che vuol far passare “inosservati”: il bilancio e tutti i movimenti che vengono fatti dall’Istituto sono noti solo ed esclusivamente al Papa, al collegio dei cardinali che lo gestiscono, al Prelato dell’istituto, al Consiglio di sovrintendenza, alla Direzione generale e ai revisori dei conti.
Per molto tempo a capo dell’Istituto e’ stato Paul Marcinkus, cardinale coinvolto in numerosi scandali, ma in generale la IOR è sempre stata coinvolta in scandali (Sindona, Scandalo del Banco Ambrosiano, scandalo Enimont, Operazione Sofia, caso Fiorani-BPI, caso Anemone-Grandi Opere, dobbiamo continuare?)
Lo IOR è il centro di un’organizzazione mondiale di banche controllate dal Vaticano. Molto semplice è qualsiasi trasferimento di denaro attraverso lo IOR, con la garanzia dell’assoluta riservatezza, poiché Città del Vaticano non ha aderito (fino al 1° aprile di quest’anno!), ai patti internazionali antiriciclaggio (vedi nostro articolo a riguardo).

Il Sannio vuole tornare con lo Stato Vaticano


Il Governo italiano ha deciso: Sannio cancellato. La provincia di Benevento risponde: “E noi torniamo con lo Stato Vaticano.
Siamo pronti a lanciare referendum popolari a costo zero per far esprimere i cittadini. In questo momento non escludiamo niente, neppure la disobbedienza civile col boicottaggio del censimento del 2011.”

Se mi dai un Nizza io ti do la Capraia e Montecristo


Mentre la NeoRepubblica di Torriglia (che alcuni ritengono una follia, uno scherzo, un divertissment…) porta avanti le trattative per vendere la Corsica all’Italia, la proposta di legge fatta in questi giorni in questo Paese di eliminare le provincie sotto ai 300.000 abitanti e i comuni sotto i 1.000 abitanti, sta provocando critiche e proposte per certi versi balzane, per altri interessantissime.
Citiamo solo le più importanti: Imperia e Savona chiedono l’accorpamento con la provincia di Cuneo, piuttosto che far parte della regione Liguria a provincia unica genovese. Imperia ipotizza addirittura una regione extraterritoriale (un’interregione?) che comprenda anche Nizza!
Interessante anche la proposta del sindaco di Capraia (che raggiunge a malapena 400 abitanti): staccarsi dalla Toscana e unirsi alla Corsica!
E che dire della volontà dei sette comuni del Cadore (che andrebbero tutti accorpati) di unirsi al Vaticano? (Una donazione stile Liutprando? Lo Stato della Chiesa ricomincia la sua fase espansionistica?)
Non vogliamo parlare dell’analisi sociologica che andrebbe fatta (liguri non genovesi che amano più la Francia di Genova, toscani che si sentono più francesi che italiani), del resto siamo abituati a queste cose (lombardi che non si sentono italiani, veneti che rifondano la Serenissima…). Piuttosto ci preme far notare come queste ipotesi difficilmente praticabili (ma non impossibili in linea teorica), siano sempre più utilizzare per scopi politici pratici. Una minaccia come quelle di Imperia, Savona e Capraia (e le molte altre di questi giorni) potrebbero ottenere più di quanto molti non credano.
E ci auguriamo che la nostra idea (che risale al 2004) ottenga la stessa attenzione e il rispetto di un progetto sì di difficile realizzazione, ma con un grande potenziale potere di ottenere attenzione politica.

Sacro Paradiso Fiscale adDio!


Lo Stato della Città del Vaticano sta per entrare nella “White list” dell’Ocse. In seguito a contatti informali con alti funzionari dell’organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo economico di Parigi, in Curia, grazie ai richiesti adeguamenti fiscali e tributari, viene dato per certo il sì all’entrata nel “club” dei Paesi fiscalmente virtuosi.
Che questo succeda nel 2011 è, per quanto ci riguarda, abbastanza balzano, nel senso che un Paese che nasce e vive per un intento anche etico ha ancora in linea teorica leggi non etiche.
Oltre all’assenza di tasse, mi riferisco all’ordinamento di Monarchia Assoluta e all’esistenza (solo formale, mai eseguita dal Nuovo Stato nato dai Patti Lateranensi del 1929) della pena di morte.
Naturalmente il biasimo non è sul presunto atteggiamento entietico del Vaticano, ma di un farraginoso rapporto con le prorpie istituzioni e le proprie leggi, che riflette il tradizionalismo religioso e il dogmatismo della Chiesa, vero nodo della questione.
I problemi formali