Venezuela: golpe mancato?


Dopo l’ennesima giornata di marce di protesta contro e a favore del regime, la spallata finale di Juan Guaidó non c’è stata, la rivolta non è andata oltre qualche immagine sui social, gli uomini chiave del regime si sarebbero dovuti schierare con Guaidó e López ma, all’ultimo momento, hanno fatto marcia indietro. Il sospettò è che dietro ci sia lo “zampino” della Russia. Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo non ha escluso un intervento militare, che la Russia ha denunciato come una possibile ingerenza verso uno Stato sovrano.

Venezuela: revocata a Guaidó la carica di presidente del Parlamento


La magistratura venezuelana revoca la carica al presidente del parlamento per reati fiscali. Ora rischia l’arresto. La «Contraloria general», una specie di Corte dei conti istituita dal chavismo, ha interdetto alla vita politica per 15 anni il presidente designato dal Parlamento, come risultato di un’inchiesta interna su presunti delitti di natura fiscale.

Venezuela: Juan Guaidò torna a Caracas, al momento nessun provvedimento


Nessun provvedimento da parte del governo Maduro dopo l’anomalo breve tour nei Paesi del Sudamerica di Juan Guaidò, il presidente dell’assemblea nazionale di Caracas riconosciuto dalla molti dei Paesi occidentali (non dall’Italia) come presidente ad interim del Venezuela.

Roger Waters contro il concerto per gli aiuti per il Venezuela


“Non ha nulla a che fare con gli aiuti umanitari. Ha a che fare con Richard Branson”,, ha dichiarato Roger Waters, il bassista dei Pink Floyd, riferendosi al produttore del concerto in Colombia per raccogliere fondi per aiuti umanitari per il Venezuela,. Per il musicista si tratterebbe solo di uno “sforzo sostenuto dagli Stati Uniti per dipingere un’immagine falsa del Venezuela e giustificare il cambio di regime”.

Evidentemente qualcuno non è lobomotizzato dalla propaganda contro Maduro che, si sia a favore o contro, si creda sia pilotata dal governo Usa o meno, è comunque innegabilmente una propaganda che usa gli stessi mezzi del regime che combatte (golpe, svalutazione del voto e delle procedure democratiche). Combattere un regime poco democratico (che non può essere definito dittatura in quanto Guaidó non è stato arrestato, è un cittadino libero e le manifestazioni contro il Governo sono legali) con procedure non democratiche non solo è antidemocratico, ma come ha insegnato la storia recente in Iraq, porta probabilmente al disastro e alla guerra.

La Nazione Oscura non si pronuncia sul Venezuela perché non si può avallare un golpe solo perché “è giusto”


Riconoscimento ufficiale da parte di Gran Bretagna, Francia, Austria, Germania, Olanda e Spagna per Juan Guaidò, autoproclamatosi presidente ad interim del Venezuela, fino alle prossime elezioni presidenziali.

A quanto pare per la prima volta nella Storia, i Paesi democratici avallano il golpe di un presidente autoproclamato (e ancora non appoggiato dalle Forze dell’Ordine). Per quanto sia nobile il motivo (la presunta democrazia contro la presunta dittatura) secondo noi è un grosso errore. Il Venezuela ha certamente bisogno di elezioni democratiche (le precedenti sono state boicottate dall’opposizione perché ritenute “illegali” e senza garanzie), ma dev’essere Maduro il presidente ad interim perché è stato eletto da elezioni (sebbene non ritenute regolari da tutti), piuttosto che da un’autoproclamazione.

La democrazia non può servirsi dei metodi golpisti e dittatoriali per affermare la propria supremazia.

Quando parlate di democrazia, sciacquatevi la bocca


Il mondo Occidentale inneggia a Juan Guaidó, il capo del Parlamento del Venezuela che si è autoproclamato (ripeto: autoproclamato) presidente del Venezuela, alcuni paesi (tra cui l’Unione Europea) lo riconoscono già come presidente.

Nel frattempo, la mozione per riconoscere Juan Guaidó  non è riuscita ad ottenere ieri a Washington la maggioranza – di valore unicamente politico – tra i Paesi membri dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa), solo 16 Paesi su 35, infatti lo hanno appoggiato.

Si ricorda che Nicolás Maduro è stato eletto democraticamente con voto elettronico e che ha vinto probabilmente perché l’opposizione si è ritirata per protesta (quindi niente brogli).

Si potrà dire che Maduro ha tollerato la corruzione mandando a rotoli l’economia di un Paese ricco (che ha le più estese riserve di petrolio al mondo), che non è capace di condurre un Paese (dalla morte di Chavez l’economia venezuelana è crollata e ciò non può dipendere solo dal crollo del prezzo del petrolio, dato che altri Paesi dell’Opec non hanno subito la stessa sorte), che ha fatto scelte sbagliate e scellerate (ha bloccato il cambio del Bolivar, ha dato la precedenza all’appartenenza politica rispetto alla competenza politica o tecnica, creando incompetenza e corruzione, ha trascurato investimenti e nuove tecnologie per il petrolio che, diversamente dal quello arabo, è un composto di sabbia bitumosa, quindi necessita di maggiore lavorazione ), ma non si può definire dittatore. Fatevene una ragione, ed evitare di inneggiare all'”esportazione democrazia” perché, come dimostrano le vicende dell’Iraq e della “Primavera araba”, ha esiti disastrosi (ed è spinta non dalla filantropia, ma dal desiderio di neocolonialismo e imperialismo).

 

Golpe “statunitense” in Venezuela: Guaidó si proclama presidente


Il giovane Juan Guaidó, leader dell’Assemblea nazionale, si è autoproclamato presidente pro tempore del Venezuela, dopo che il Parlamento (a cui capo c’è Guidò), è stato dichiarato nei giorni scorsi “illegittimo” dal Tribunale supremo controllato dal regime. A Caracas, davanti  ai sostenitori riuniti, Guaidó ha lanciato ufficialmente la sua sfida al lider chavista Nicolás Maduro, che due settimane fa si era insediato per un secondo mandato presidenziale, che ha replicato affacciandosi dal balcone del palazzo presidenziale dichiarando: “Siamo la maggioranza, siamo il popolo di Hugo Chavez. Siamo in questo palazzo per volontà popolare, soltanto la gente ci può portare via”.

Il presidente autoproclamato è stato subito appoggiato da Stati Uniti, Canada e alcuni Paesi sudamericani.

Juan Guaidò e Nicolàs Maduro

Trump-show all’Onu: accusa tutti


All’assemblea Generale dell’Onu, come presidente di turno, Trump ne approfitta e accusa la Cina di presunte interferenze sul prossimo voto Usa.

Ammonisce l’Europa “che vuole aggirare le sanzioni contro l’Iran”.

Avvisa Israele: qualcosa devi cedere.

Minaccia il Venezuela.

Non dice nulla alla Russia.

Questo mentre nel mondo vengono fatti negoziati condotti al di fuori della cornice dell’Onu, nell’indifferenza di Stati Uniti ed Unione Europea.

 

Il Brasile manda l’esercito al confine col Venezuela per bloccare i profughi


Il presidente del Brasile Michel Temer ha annunciato durante un discorso televisivo che manderà l’esercito al confine col Venezuela per “garantire la legge e l’ordine”.

“La situazione tragica del Venezuela sta minacciando tutto il Sud America”, ha detto Temer. Nelle ultime settimane milioni di venezuelani sono fuggiti dal paese a causa della gravissima crisi economica, la mancanza di cibo e medicine.

Venezuela: pronte nuove banconote, via cinque zeri


Via cinque zeri, per cercare di tenere il passo con l’iperinflazione galoppante. Il Venezuela avvia la rivoluzione valutaria, dopo aver per anni negato che fosse un problema la corsa dissennata dei prezzi al consumo causata dalla gravissima crisi economica del Paese.

Secondo il Fmi, l’inflazione toccherà il milione per cento entro dicembre. I nuovi tagli di banconote saranno a disposizione a partire da lunedì prossimo, e per agevolarne la messa in circolazione il governo di Caracas ha disposto la sospensione temporanea delle transazioni elettroniche dalle 18 locali di domenica.

 

Venezuela: attentato con droni contro Maduro


Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro è scampato a un attentato: degli ordigni esplosivi sono stati lanciati da due droni mentre il presidente del paese sudamericano teneva il suo discorso a una parata militare a Caracas e hanno provocato sette feriti. Nelle ore successive Maduro ha commentato quanto avvenuto in diretta tv: “Non ho dubbi che dietro l’attentato ci sia il nome di Juan Manuel Santos”, il presidente della Colombia. “L’azione evidentemente aveva come obiettivo quello di destabilizzare la situazione nel paese” e del Partito socialista unito del Venezuela (Psuv).

Venezuela: vince Maduro, che espelle diplomatico Usa


Il presidente chavista Nicolas Maduro è stato rieletto con quasi il 68 per cento delle preferenze, anche se l’astensione è stata altissima.

Il primo provvedimento dopo la vitgtorio del presidente venezuelano  è stato quello di ordinare l’espulsione del più alto diplomatico americano nel paese, l’incaricato d’affari Todd Robinson, accusandolo di “cospirare” contro il suo governo.

Venezuela, armi ai civili in funzione anti-Usa


In Venezuela si svolgono esercitazioni militari volute dal presidente Nicolàs Maduro dopo le dichiarazioni del vicepresidente Usa Mike Pence, che nei giorni scorsi ha annunciato la volontà degli Stati Uniti di “ristabilire la democrazia” nel Paese sudamericano. Sono state coinvolte quasi 1 milione di persone, sia militari che civili. A Caracas centinaia di civili si sono messi in fila per imparare l’uso delle armi, dai fucili ai bazooka.

Maduro sventa il colpo di Stato


In Venezuela un gruppo di militari guidato da Juan Caguaripano, identificatosi come comandante dell’operazione “David Carabobo”, ha annunciato una ribellione contro il governo. Poche ore dopo la comparsa del video, però, il capo del partito di governo, Diosdado Cabello, ha fatto sapere che è stato compiuto un “attacco terroristico” contro una base militare di Paramacay, nel Venezuela centrale, e che molte persone sono state arrestate.

Venezuela: votazione per l’Assemblea costituente


In Venezuela si è votato per eleggere un’Assemblea costituente voluta dal presidente Nicolás Maduro e molto osteggiata dalle opposizioni. Ll’astensione è stata molto elevata: secondo il Consiglio nazionale elettorale l’affluenza è stata del 41,43 per cento.

Venezuela: inflazione al 700%, rischio guerra civile


Non si fermano e non si placano le proteste in tutto il Venezuela. Da quasi un mese le strade e le piazze di Caracas e di altre città sono teatro di pesanti scontri tra i cittadini, le forze di polizia e la Guardia Nazionale. La popolazione è esasperata, perché dappertutto ormai mancano cibo e medicinali, con le farmacie e gli ospedali che non dispongono più neanche dei farmaci più elementari, l’inflazione ha raggiunto il 700%.
Maduro ha annunciato lo stato di emergenza fino a luglio, rinnovabile, e che l’esercito metterà sotto sequestro le industrie che hanno interrotto la produzione per mancanza di materie prim (Come se la produzione venisse interrotta per motivi politici e non perché mancano i dollari per importare materie prime fondamentali).
Manifestazioni pro e contro il governo si sono succedute in queste settimane, ma senza scontri di piazza. Si sono avute notizie di tafferugli per fare incetta di cibo o di malcontento per le interruzioni di elettricità.

Venezuela, Maduro ammazza la democrazia


Maikel Moreno, il neo-eletto presidente del TSJ (Tribunal Supremo de Justicia) ha dichiarato di farsi carico di tutte le funzioni che la Costituzione attribuisce al potere legislativo o, più specificamente, all’Asamblea Nacional. Semplicemente, fino a nuovo ordine – un ordine che solo il Tsj può emettere – il Parlamento, lo stesso che il popolo ha liberamente eletto nel dicembre del 2015 – non esiste più.
Una disposizione firmata dal Premier Nicolás Maduro, apostolo del “comandante eterno” Hugo Chávez.

Guerra Fredda Reloaded


Già altre volte abbiamo parlato del sospetto che sia in corso una nuova Guerra Fredda, soprattutto da quando parliamo della Siria (si veda per esempio questo articolo del maggio 2011).
La politica internazionale è sempre complessa da capire, ma besterà leggere le prossime riche per capirne un po’ di più:
Il ministro della Difesa russo Sergey Shoigu ha annunciato che la Russia intende espandere la sua presenza militare all’estero, creando delle basi in diversi Paesi quali Cuba, Venezuela, Nicaragua, Seychelles, Singapore e Vietnam. I negoziati riguardano anche la possibilità di entrare con proprie navi nei porti a condizioni favorevoli e siti di rifornimento per i bombardieri strategici. Attualmente, Mosca ha una sola base navale fuori dall’ex Urss, a Tartus, in Siria (ciò vi dice qualcosa?).
Ora, se spesso i liberali hanno mostrato entusiasmo per il fatto che gli Stati Uniti abbiano disseminato basi militari in tutto il mondo, che dire adesso? Certo, la Russia non garantisce proprio le libertà che ci sono negli Stati Uniti, ma non dimentichiamo che la Russia non è l’Urss, è una democrazia, il governo è stato eletto, mentre negli Stati Uniti c’è ancora la pena di morte. Che rispondere, cari liberali?
Per me, sarebbe meglio smantellare le basi Usa per scongiurare quelle russe.

Abolito il lunedì: la settimana partirà da martedì


Il presidente della neorepubblica di Torriglia Lukha B. Kremo ha varato oggi una modifica al calendario kaotico, in solidarietà con le decisioni di Nicolas Maduro.
Il presidente della Repubblica del Venezuela Nicolas Maduro ha infatti deciso di anticipare le festività natalizie in nome della “felicità sociale del popolo”.
Lukha B. Kremo, in nome della stessa felicità, ha deciso invece di abolire tutti i lunedì dell’anno, che da oggi si chiameranno “domenica bis”, e la settimana comincerà il martedì.
(La rubrica “Tracce sonore” uscirà quindi regolarmente ogni domenica bis).

Venezuela: pareggio all’italiana


Vittoria di un soffio quella di Nicolás Maduro, l’ex autista di autobus ed ex ministro degli esteri, che Chavez indicò prima della morte come suo successore, con solo il 50,66% contro il 49,07% di Henrique Capriles, che chiede il riconteggio delle schede.
Non si tratta semplicemente di un esito molto equilibrato tra candidati, ma di un vero e proprio scontro tra sistemi: da un lato la “rivoluzione bolivariana” di Chavez, che punta alla costruzione di un nuovo socialismo, dall’altro la democrazia liberale che i suoi oppositori vogliono restaurare.

Hugo Chávez muore nella Giornata dei Giusti


Il presidente del Venezuela Hugo Chávez è morto oggi 6 marzo, dopo una giornata di peggioramento delle sue condizioni di salute. Il ministro della Difesa venezuelano Diego Molero, ha assicurato che le forze armate sono schierate in tutto il Paese per garantire il rispetto della Costituzione.
Leader amato dal popolo e soprattutto dai contadini vanezualani, faceva parte del filone “bolivariano”. Anche se non mancava di ombre, il leader ha la sua importanza positiva nell’ambito politico del Sudamerica, e già si grida al complotto, cioè all’avvelenamento volontario. Chavez muore nella Prima Giornata dei Giusti per la Memoria comune d’Europa, (proposta l’anno scorso dall’associazione Gardens of the Righteous Worldwide, “Giardini dei Giusti di tutto il mondo”) che vuole ricordare tutti coloro che hanno combattuto i genocidi.
Interessante la dichiarazione per cui non ci possono essere classifche tra genocidi, poiché nessuno può essere migliore (o peggiore) di altri e quindi tutti vanno ricordati allo stesso modo: un monito a tutti coloro che esagerano o minimizzano il numero delle vittimea seconda del proprio interesse politico (soprattutto dell’Olocausto e dei Gulag sovietici), come già avevamo fatto notare durante la Giornata della Memoria del 2012 (vedi).

In Venezuela la rivoluzione è permanente


Hugo Chavez vince le elezioni per il quarto mandato della Presidenza del Venezuela.
Il socialismo di ispirazione bolivariana sembra tenere in vari Paesi dell’America Latina e, forse, avanzare quasi in funzione anti-imperialista americana.
Rispettiamo il voto dei venezuelani, soprattutto il largo elettorato delle favelas, ma non ci piace affatto che si modifichi la costituzione, come Chavez ha fatto, per “aiutare” la propria rielezione. Il rischio del socialismo è sempre lo stesso: una volta al potere, lo spazio dell’opposizione è sempre angusto e controllato.
Per il momento facciamo i complimenti a Chavez e gli auguri, perché 7 anni sono lunghi, soprattutto nelle sue condizioni di salute.

Siria, la condanna


L’Assemblea generale dell’Onu ha adottato a schiacciante maggioranza una risoluzione di condanna della repressione in corso da 11 mesi in Siria, costata la vita a oltre 6.000 persone. Approvata con 137 voti a favore e 12 contrari (su 193 Stati membri), la risoluzione chiede al Presidente Bashar al Assad di cessare gli attacchi contro i civili, di riportare l’esercito nelle caserme e di collaborare con la Lega araba per garantire una transizione democratica, mentre sollecita l’Onu a nominare un inviato speciale per la Siria. I voti contrari alla risoluzione sono arrivati, tra gli altri, da Cina, Russia, Iran, Corea del Nord e Venezuela.
La risoluzione ha un valore soprattutto simbolico, essendo l’Assemblea generale un organo consultivo.
I Ministri della NeoRepubblica Kaotica sono invitati ad esprimersi entro 3 giorni. Quando le votazioni saranno terminate verranno pubblicati i risultati.