Paesi fantasma e villaggi abbandonati parte XIX: dintorni di Montoggio


Dossier Villaggi fantasma Parte XIX
I dintorni di Montoggio e Casella (provincia di Genova) sono particolarmente ricchi di villaggi abbandonati o semiabbandonati, a causa della presenza, fin dagli anni 60, di piccole indutrie, per non parlare della raffineria della poco lontana Busalla.
Tra i diversi villaggi del comune di Montoggio abbiamo Campoveneroso (vedi Parte VIII), Feto, Chiappa, Castiglione, Buse’, Salice, Case di Brugnosecco, Case Axia, Veixe, Fregae, Fasciou, Fregaiasse, Assereto, eccetera, alcuni di essi sono ancora abitati e in lieve rinascita. Tra questi presentiamo i tre più esemplificativi, tra le categorie dei borghi rinati (o mai veramente morti) e in ricostruzione, quelli in cui vi sono case quasi perfettamente conservate con tanto di suppellettili, e il caso opposto di borghi non solo completamente abbandonati, ma anche vandalizzati.
Questi sono Castiglione, paese in ricostruzione ormai da diversi anni, Buse’, protetto da un roveto e Assereto, con tracce di riti satanici.

Cartello prima di Castiglione

Cartello prima di Castiglione


Castiglione si trova in Alta Valle Scrivia tra Montoggio e Laccio, già all’ingresso della strada per conduce alle due frazioni (Inferiore e Superiore) c’è un cartello che indica il “promotore della rinascita di Castiglione”, già 13 anni or sono. Le case sono ricostruite in stile rustico, rispettoso dell’ambiente e della storia locale.
Castiglione Inferiore

Castiglione Inferiore

Chiappa

Chiappa


Buse’ si trova poco dopo Chiappa, nel versante opposto dell’Alta Valle Scrivia, ma per raggiungerlo bisogna superare un impenetrabile roveto, naturalmente aggirando l’ostacolo lungo i boschi, senza alcun sentiero. Questo ostacolo normalmente insormontabile è la salvezza del borgo. Questo perché siamo ormai abituati a vedere, anche in montagna (ho visto personalmente bivacchi vandalizzati sia sulle Apli che sugli Appennini), non solo incuria e mancanza di rispetto, ma anche veri e propri danni.
Buse'

Buse’

A Buse’ è possibile vedere ancora una antica stufa e altre suppellettili, ma soprattutto è uno dei pochi villaggi che ha una data di “morte”. In una casa (costruita, come dice un cartello sgrammaticato perché scritto dai contadini stessi, il 26 giugno 1810) infatti, c’è ancora una cucina lasciata così come era quando era abitata, con bottiglie, contenitori di caffé, sale, olio. Un giornale nemmeno sfogliato (insieme ad altre pubblicazioni) ci dice che l’ultimo abitante ha lasciato il paese nel dicembre 1978. Quindi uno dei casi più tardi di “morte” di un paese, in quanto gli abbandoni maggiori si verificano tra la fine dell’Ottocento e gli anni Cinquanta.
Buse'

Buse’


Per un certo verso mi sento in colpa a pubblicare in rete queste notizie, ma sono convinto che chi cerca queste notizie sia normalmente una persona che ama l’ambiente e la storia e non ha nessuna intenzione di fare danni o rovinare la perfetta istantanea di uno squarcio di vita contadina degli anni Settanta. E quindi invito i cacciatori del posto a non tagliare i rovi per questo motivo.
Gazzetta Sportiva del 24 dicembre 1978 a Buse'

Gazzetta Sportiva del 24 dicembre 1978 a Buse’

Scarpa ad Assereto

Scarpa ad Assereto

Scritte sataniche ad Assereto

Scritte sataniche ad Assereto


Perché arrivando ad Assereto, per esempio, tra Montoggio e Casella, dopo un lungo sentiero che dal paese ancora abitato Fregaiasse fa il giro della valle, si possono vedere tracce di riti satanici (probabilmente solo goliardici, ma poco cambia), che sono segno del pericolo del vandalismo.

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Paesi fantasma e villaggi abbandonati parte VIII: Noci e Campoveneroso


Dossier Villaggi fantasma Parte VIII
La Val Noci è una valle angusta che si trova tra Genova e il torrente Scrivia. Oggi il suo torrente, prima di gettarsi nello Scrivia, forma un lago grazie a una diga. Un po’ per il riassetto idrogeografico, un po’ per la scomodità èer raggiungere alcuni suoi centri abitati, la valle è oggi quasi disabitata.
Alcune mappe dei sentieri indicano Noci, l’abitato principale, come “paese fantasma”, è raro che un paese abbandonato sia segnalato, e infatti Noci non è abbandonato, non del tutto almeno!
Le carte lo segnalano perché visitarlo può avere interessi turistici. A Noci infatti c’era il quartier generale del Comando della Brigata Volante Severino della Divisione Cichero che occupava buona parte dell’Appennino Settentrionale, almeno fino all’autunno 1944, prima dei sanguinosi rastrellamenti tedeschi. E questa segnalazione è un piacere viste le premesse del blog (ispirato alla Repubblica partigiana di Torriglia).

Noci, ceppo partigiano

Noci, ceppo partigiano


Quarter generale Brigata Volante Severino, Noci

Quarter generale Brigata Volante Severino, Noci


Cartello di Noci

Cartello di Noci


Un cartello all’ingresso del paese ricorda gli eventi, e un altro ne indica l’edificio esatto (ormai in rovina).
Per raggiungere Noci c’è una lunga strada sterrata percorribile con un fuoristrada, un Suv o con un’utilitaria solo molto lentamente e solo se non piove o ha nevicato. Curiosamente il cartello che indica il nome del paese è posto qualche chilometro prima, isolato nel nulla, come a incoraggiare il proseguimento…
Chiesa di Noci

Chiesa di Noci


Il paese, come detto, non è affatto “fantasma”, né abbandonato. D’inverno, e con la neve, potevo contare almeno tre camini che fumavano e due automobili. Soltanto le case della parte più vecchia sono diroccate e inagibili. C’è anche una chiesetta perfettamente conservata.
Noci panorama

Noci panorama


Da Noci sono salito sulla cresta verso la valle Scrivia, seguendo un sentiero che mi ha portato a Campoveneroso, questo sì paese completamente abbandonato. Nonostante il numero delle case non esiguo (come grandezza è paragonabile a Reneuzzi, ma è decisamente molto meno agibile, con solo un paio di tetti precariamente al loro posto). Molte case hanno pareti interne in legno e questo fa sì che siano conservate molto male. Sullo stesso versante, pochi chilometri più a est c’è un altro piccolo abitato con il curioso nome di Feto.
Incuriosito dal nome, mi sono creato un’ipotesi che potrebbe essere presa in considerazione da qualcuno che ne sa più di me (mi riferisco ai geologi, ma anche ai frequentatori della zona!).
Campoveneroso panorama

Campoveneroso panorama


Sappiamo che l’Appennino Ligure è il risultato di un innalzamento causato dall’incontro di due zolle tettoniche, quindi queste montagne, molti milioni di anni fa, erano sottomarine, e alcune di loro sono di lontana origine vulcanica. Vale a dire che milioni di anni fa c’erano alcuni vulcani, spentisi già prima di emergere dal mare. Questo non toglie che alcuni fenomeni postvulcanici siano ancora presenti, come le terme o l’acqua solfurea.
Campoveneroso

Campoveneroso

Campoveneroso

Campoveneroso


La mia analisi è toponomastica: a ovest del passo della Scoffera c’è il monte Dragonat, non lontano da dove si dice vi fosse una terma (tra Scoffera e Moranego) che non ho ancora trovato, poi c’è il Passo del Fuoco, mentre sul versante nord ci sono Poggio Caldaia, Feto e Campoveneroso. Quindi abbiamo le terme, la “caldaia”, il fuoco, il “fetore” e il “campo velenoso” (dal latino). Potrebbero esssere indizi di una qualche traccia di sorgenti termali e/o solfuree.

Rileggi dalla Parte I.

Paesi fantasma e villaggi abbandonati parte VII: Reneuzzi


Dossier Villaggi fantasma Parte VII.
Questa volta parliamo di un paese nella parte più remota della Val Borbera, in provincia di Alessandria, ma non lontano dal confine ligure e da luoghi di cui abbiamo già parlato per altri motivi (come la Val Boreca). Si tratta di uno dei molti paesi abbandonati dell’Appennino, ma le sue particolarità lo differenziano dalla maggioranza degli altri paesi, sia perché si tratta di un paese con tanto di chiesa e cimitero (e quindi non una semplice frazione), ma soprattutto perché il suo nome è legato a un tragico fatto di cronaca sanguinario e alle apparizioni di un fantasma.
Stiamo parlando di Reneuzzi.

Ponte per Vegni (ultimo paese abitato prima di Reneuzzi)

Ponte per Vegni (ultimo paese abitato prima di Reneuzzi)

Reneuzzi

Reneuzzi


Renèuzi, Renèusi o Renéixi in dialetto, si tratta di uno dei tanti paesi svuotati a causa dell’immigrazione del Secondo dopoguerra degli abitanti verso le città (o l’America) a causa del boom economico italiano e la nuova spinta industriale.
Il paese conta quattro famiglie dopo il 1945, nel 1954 sono rimasti 18 abitanti, nel 1960 se ne contano solo 4. Tra questi c’è Davide Bellomo, un trentenne, probabilmente fidanzato con la cugina ventenne Maria Franco (detta Mariuccia) del paese vicino (oggi anch’esso disabitato) di Ferrazza.
Nel 1961 Devide Bellomo rimane l’unico abitante di Reneuzzi e scopre con orrore che la famiglia di Maria vuole trasferirsi via dalla Valle.
Chiesetta di Reneuzzi

Chiesetta di Reneuzzi


Da un articolo dell’epoca si legge che “la ragazza, che in un primo tempo sembrò corrisponderlo, aveva poi respinto l’innamorato. Gli stessi genitori di lei erano contrari alla relazione, considerando gli stretti legami di parentela fra i due giovani. Il contadino non aveva saputo mai darsi pace e quando apprese che la famiglia della ragazza si sarebbe trasferita era passato alle minacce: ‘se parti, piuttosto ti sparo’ le disse un giorno. Così la mattina del 22 settembre scorso [1961] mentre la famiglia di Maria transitava, attese la ragazza che procedeva distanziata dai genitori. Nascosto dietro un cespuglio, quando Maria gli passò a pochi metri sparò due colpi con una vecchia rivoltella, un ricordo che il padre aveva portato dall’America. I colpi raggiunsero di striscio alla nuca la ragazza che trovò ancora la forza di fuggire per circa duecento metri, rifugiandosi in una baita in località. Il delitto venne scoperto due ore dopo e più nessuno vide l’assassino.”
“Ieri [16 ottobre] un contadino di Reneuzzi ha scoperto il cadavere di Davide Bellomo. Il contadino quasi quotidianamente si reca col suo cavallo da Reneuzzi a Vegni e da due giorni notava che transitando in un tratto di sentiero incassato fra la roccia l’animale scalpitava e nitriva. Ieri pomeriggio, attratto anche da uno sgradevole odore, volle vederci chiaro e compì una battuta nella zona. Ad una cinquantina di metri dalla mulattiera, dietro un cespuglio, scoprì il cadavere che giaceva supino; la rivoltella era a poca distanza dalla mano destra. Oggi il cadavere è stato trasportato al cimitero di Vegni, dove domattina si recherà accompagnato da un medico, il Pretore di Serravalle Scrivia per le constatazioni di legge. È fuor di dubbio che il giovane si sia sparato con la stessa arma usata per uccidere Maria, e con ogni probabilità ha posto fine ai suoi giorni poco dopo il delitto, sconvolto forse dal suo folle gesto.”
Sei è il numero di colpi confermati dalla perizia necroscopica, avvenuti in località Arvecchia.
Altre fonti parlano di colpi di roncola, anche se la fonte più attendibile mi sembra l’articolo citato, tratto da La Stampa del 17 ottobre 1961, nella parte della cronaca del Basso Piemonte.

Nei giorni successivi il delitto, sembra che l’ombra dell’omicida abbia continuato a terrorizzare gli ultimi abitanti di Ferrazza (perché a Reneuzzi non era rimasto più nessuno), invitandoli a lasciare quel luogo maledetto.

Arredamento di un locale adiacente alla chiesa di Reneuzzi

Arredamento di un locale adiacente alla chiesa di Reneuzzi

Altare della chiesetta di Reneuzzi

Altare della chiesetta di Reneuzzi


Abbiamo raggiunto Reneuzzi sia da Croso che da Vegni, la prima via è più breve ma presenta una salita abbastanza impegnativa, la seconda è più lunga, ma abbastanza pianeggiante. In entrambi i casi i sentieri sono segnati discretamente bene e non c’è rischio di perdersi. Si nota subito che sono sentieri battuti regolarmente, a differenza di tragitti di altre nostre precedenti indagini.
Il paese è discretamente grande se messo a confronto con altre frazioni dell’epoca dei primi del Novecento. Ci sono alcune case che presentano ancora parti del tetto integre, alcuni balconi, di cui uno in legno miracolosamente ancora in sede.
La chiesetta è mantenuta a livello decente e non ci sono crolli (come è successo invece a Riola), l’altare e alcune pareti presentano ancora tracce di raffigurazioni, a cui vanno aggiunti graffiti fatti dopo l’abbandono del paese, anch’essi in condizioni pessime. In ogni caso, qualcuno si prodiga a tenere almeno pulito il posto e ci sono panche e tavoli di pietra per consumare un veloce pic-nic.
Cimitero di Reneuzzi

Cimitero di Reneuzzi


Infine abbiamo raggiunto il piccolo cimitero: uno dei più piccoli che abbia mai visitato, di circa 5×3 metri, con vecchie sepolture con iscrizioni corrose o illeggibili, datate al massimo fino al 1954.
Tra tutte, svetta la tomba seminuova, visitata regolarmente, di Davide Bellomo, l’omicida-suicida della storia (la tomba di Mariuccia, invece, si trova nel cimitero di Casella [corretto dopo commento]).
Non abbiamo notato “presenze” o “rumori” riconducibili a fantasmi, ma abbiamo visitato il luogo in pieno giorno, anche perché di notte sarebbe un’impresa.
A conferma di ciò, lo staff del C.I.O. (gruppo che indaga sul paranormale) ha espresso simili conclusioni (vedi articolo).
In ogni caso un luogo non difficile da raggiungere, che consiglio un po’ a tutti i curiosi a cui raccomando di rispettare il luogo.
Tomba di Davide Bellomo, l'omicida-suicida di Reneuzzi

Tomba di Davide Bellomo, l’omicida-suicida di Reneuzzi


Di Reneuzzi parla il libro Sono partiti tutti di Giovanna Meriana e il documentario Case abbandonate di Alessandro Scillitani e Mirella Gazzotti.
Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte VIII.

Paesi fantasma e villaggi abbandonati parte VI: il paese sommerso


Dossier Villaggi fantasma Parte VI.
Passiamo a uno dei più particolari e celebri borghi abbandonati d’Italia: Fabbriche di Careggine, il paese sommerso.

Fabbriche di Careggine riemerge dal lago

Fabbriche di Careggine riemerge dal lago

Fabbriche di Careggine completamente riemerso dal lago

Fabbriche di Careggine completamente riemerso dal lago


Quando ero adolescente andavo spesso in vacanza in Garfagnana e ridevo della strana toponomastica di Vagli Sopra e Vagli Sotto. Ricordo anche del lago, che purtroppo non permetteva la balneazione perché artificiale, causato dalla diga di Vagli.
All’epoca non sapevo che, proprio al centro del lago, sorgeva un borgo che, quando il livello del lago si abbassava, sorgeva dal pelo dell’acqua, mostrando il campanile, la chiesa e alcune case.
Il paese, di 31 case e una chiesa, è stato abitato da 146 persone (28 famiglie) fino al 1953, quando le acque del torrente Edron confluirono nella diga e sommersero il paese.
In occasione dei lavori di manutenzione della diga, il lago veniva svuotato facendo riemergere l’antico borgo medievale, con le sue case in pietra, il cimitero, il ponte a tre arcate, la chiesa romanica di San Teodoro e il campanile in rovina. Tale evento si è verificato soltanto quattro volte: nel 1958, nel 1974, nel 1983 e nel 1994.
Fabbriche di Careggine e diga di Vagli (agosto 1994)

Fabbriche di Careggine e diga di Vagli (agosto 1994)

Sbarre di una finestra della chiesa di Fabbriche di Careggine (agosto 1994)

Sbarre di una finestra della chiesa di Fabbriche di Careggine (agosto 1994)


Da quel momento la tecnologia ha trovato il modo di effettuare la manutenzione della diga senza prosciugare il lago.
Proprio nell’estate del 1994 sono tornato in quei luoghi e ho visitato di persona il borgo riemerso per l’occasione.
Per non rischiare di non poter essere mai più visibile, è stato proposto (quattro anni fa, ma ancora non è stato realizzato) di costruire uno dei ponti tibetani più lunghi del mondo: 200 metri di architettura realizzati con corda, acciaio e legno, un metro di larghezza, a quattro metri di altezza del pelo del lago, in modo da sfiorare Fabbriche di Careggine.
Il progetto inoltre prevederebbe la costruzione di una cupola gigante che dovrebbe proteggere il paese sommerso.
Ancora oggi sull’affasciante luogo aleggiano storie fantastiche che raccontano di fantasmi aggirarsi nelle notti di luna piena sulla superficie dell’acqua e di grida, strane musiche, invocazioni.
Fondo del lago di Vagli (agosto 1994)

Fondo del lago di Vagli (agosto 1994)


Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte VII.

Paesi fantasma e villaggi abbandonati parte III


Dossier Villaggi fantasma Parte III.
Facciamo una rassegna mondiale, davvero generale, solo per dare un’idea del fenomeno, dei paesi abbandonati nel mondo (estratto da Wikipedia):
Algeria
Il villaggio di Palestro venne fondato dagli italiani nel 1867 sul fiume Ossler in Cabilia e venne distrutta nel 1871 da una confraternita musulmana di cabili.
Argentina
La maggior parte degli immigrati europei in Argentina si stabilì nelle città che offrivano lavoro. Molti si stabilirono nelle cittadine che crescevano lungo i collegamenti ferroviari.
A partire dagli anni Trenta, molti contadini si trasferirono nelle grandi città.
Gli anni Novanta videro molti paesi diventare città fantasma, quando cessarono i servizi ferroviari e i prodotti locali furono sostituiti da grandi quantità di beni economici importati. Alcune città fantasma vicine alle città offrono attrazioni turistiche, specialmente durante i weekend.
Australia
Alcune città fantasma conoscono una seconda vita, spesso dovuta al turismo che interessa le città fantasma di importanza storica, e che sostiene un’economia capace di mantenere i residenti. Ad esempio, Walhalla, in Australia, diventò una città deserta dopo che la sua miniera d’oro cessò la sua attività. In parte per la relativa accessibilità e in parte per la vicinanza ad altre località d’attrazione, Walhalla ha avuto una recente crescita in economia e popolazione.
Canada
Sono presenti città fantasma nell’Ontario del nord e nell’Ontario centrale, Columbia Britannica, Saskatchewan, Terranova e Labrador (vedi gli outport della Terranova) in Canada e in Québec (alcune di queste erano città nate per l’estrazione della legna, o sia di legna che di minerali).
Cipro
Dopo gli eventi del 1974 a Cipro, la parte meridionale di Famagosta, chiamata anche Varosha/Maraş, fu abbandonata dai suoi abitanti. Mentre la disputa non è ancora risolta, Varosha/Maraş è diventata una città fantasma e un’attrazione turistica.
Croazia
Duecastelli o Dvigrad è una cittadina medievale istriana abbandonata.
Finlandia
In Finlandia la maggior parte della popolazione vive in grandi città, e alcuni villaggi vicini al confine russo e in Lapponia, sono attualmente abbandonati.
Germania
Il villaggio di Etzweiler, nel nord-ovest della Germania, è statio abbandonato negli anni Novanta per fare posto a una miniera di carbone.
Giappone
Hashima fu una città mineraria giapponese dal 1887 al 1974, posta sull’isola omonima. Conosciuta una volta per avere la maggiore densità di popolazione al mondo (nel 1959, 3450 abitanti per chilometro quadrato), l’isola fu abbandonata quando le miniere di carbone furono chiuse.
Guyana
Jonestown, in Guyana, divenne una città fantasma dopo il suicidio di massa della comunità del Tempio del Popolo che viveva lì.
Grecia
La città di Vathia nel sud del Peloponneso, era una tappa per i crociati che s’imbarcavano per il Medio Oriente.
Italia
Vedi le prime due parti del dossier.
Namibia
La città mineraria di Kolmanskop venne fondata dai tedeschi nei primi anni del XX secolo e oggi è abbandonata e invasa dalla sabbia.
Norvegia
Pyramiden (in russo: Пирамида) era una colonia russa di minatori nell’arcipelago delle Svalbard, Norvegia. Fu fondata dalla Svezia nel 1910, e venduto all’Unione Sovietica nel 1927. La colonia, con una popolazione di 1000 abitanti, fu abbandonata alla fine degli anni Novanta dai suoi proprietari (la compagnia statale Trust Artikugol), ed è ora una città fantasma. Non ci sono restrizioni per visitare Pyramiden, ma la maggior parte degli edifici è ora sigillata. Pyramiden è raggiungibile in battello o snowmobile.
Spagna
Ochate è un villaggio situato nel Condado de Treviño, abbandonato intorno al 1920-1930, raggiungibile solamente a piedi. Ochate ha raggiunto una certa fama per alcuni fenomeni paranormali, legati agli UFO, dato che una fotografia ritrae un oggetto non identificato volare nelle vicinanze del villaggio.
Stati Uniti d’America
Ci sono moltissime città fantasma nelle Grandi Pianure (Great Plains) statunitensi, le cui aree rurali hanno perso un terzo della loro popolazione del 1920. Inoltre, le città fantasma sono comuni nelle aree dove in passato si estraevano minerali, o erano presenti fabbriche, solitamente per la tessitura del cotone, per esempio l’insediamento di Cambria). Quando le risorse che avevano creato un boom di occupazione in queste città terminò, gli affari cessarono di esistere, e le popolazioni si trasferirono in aree più produttive. A volte una città fantasma consiste di molti vecchi edifici abbandonati (come Bodie, in California), mentre altre volte è formata semplicemente da strutture o fondamenta di costruzioni che non esistono più (come Graysonia, in Arkansas).
Vecchi insediamenti di minatori che hanno perso buona parte della loro popolazione in un certo momento della loro storia, come Central City, Aspen, Cripple Creek e Crested Butte in Colorado, Virginia City e Marysville nel Montana, Tombstone in Arizona, Deadwood in Dakota del Sud o Park City nello Utah sono spesso inclusi nella categoria, anche se ai giorni nostri sono città e paesi attivi.
Svezia
Nella città di Sjöstad, nel Närke, guerre e genocidi fermarono la vita nel 1260, quando i 700 mercanti della città attraversarono il lago di Vättern ghiacciato e furono sterminati dai Danesi. Quindi i Danesi proseguirono verso la città, distruggendola e bruciandola. La città non fu mai ricostruita. Una fattoria chiamata Skyrstad, rovine e un tesoro in argento, sono tutto ciò che testimonia la sua esistenza.
Ucraina
La città di Pripiat’ e dozzine di insediamenti minori nel nord dell’Ucraina furono abbandonati dopo il disastro di Chernobyl. L’area è rimasta inviolata da allora, ed è come una capsula del tempo dell’età dell’Unione Sovietica.
Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte IV.

Paesi fantasma e villaggi abbandonati Parte II


Dossier Villaggi fantasma Parte II.
Continuiamo la rassegna dei borghi fantasma nel Centritalia e nel Norditalia.
Lazio
– Tolfaccia, vicino ad Allumiere.
– Monterano, feudo abbandonato in seguito al saccheggio dell’esercito francese del XVIII secolo, è una cittadella vasta e spettacolare con la vegetazione che entra nelle dimore abbandonate ancora intatte e nei palazzi signorili.
– Galeria Vecchia, cittadina distrutta dalla peste, nei cui dintorni sono state trovate le fosse comuni degli appestati. Spettrale, buia, luogo di ritrovo per messe nere.
– Ninfa, natura bellissima ed incontaminata;
– Monte Follettoso, vicino a Roccagiovine;
– Fontefredda, vicino a Fiamignano.
– Rocchettine in Sabina, di fronte al paese di Rocchette.
Toscana
– Rocca San Silvestro, nel comune di Campiglia Marittima è un villaggio fantasma medioevale fondato nel X-XI secolo, dalla famiglia dei Della Gherardesca e morto insieme alle miniere di rame e piombo argentifero che lo circondano, il cui sfruttamento è iniziato in epoca etrusca. Il villaggio è oggi visitabile nell’ambito del Parco minerario di San Silvestro.
– Buiano, nel comune di Bagni di Lucca, paese di circa 50 case, completamente abbandonato.
– Fabbriche di Careggine, abitato sgomberato nel XX secolo a causa di una diga il cui bacino sommerse il villaggio ancora intatto. Fino allo scorso secolo, con cadenza variabile tra i 4 e i 6 anni, l’invaso veniva svuotato per ispezionare la diga e il paese riaffiorava, attirando turisti e vecchi residenti per vivere un’esperienza unica al mondo. Questo “miracolo” oggi non è più in programmazione grazie all’ausilio di sonde e moderni sistemi di monitoraggio.
– Col di Favilla, nel comune di Stazzema che ha visto diminuire drasticamente la popolazione verso gli anni Sessanta del 1900 in seguito alla costruzione di una strada alternativa che ha definitivamente isolato il paese dai traffici commerciali.
– Formentare, nel comune di Zeri (Massa Carrara), antico alpeggio per i pastori che d’estate portavano il bestiame in alta quota.
– Toiano (Pisa), situato in una zona di notevole interesse paesaggistico, tra le morbide verdi colline pisane e i calanchi di sabbia che sconfinano nelle balze della zona intorno a Volterra.
– Poggio Santa Cecilia, frazione di Rapolano Terme (Siena).
– Bivignano nel comune di Arezzo, vecchio borgo agricolo nei pressi di Palazzo del Pero che conserva una chiesa molto bella e i resti di un castello.
– Calbi, borgo alle falde del monte Lignano.
Umbria
– Umbriano è una fortezza attualmente abbandonata ubicata nel comune di Ferentillo (Terni). Essendo in una zona sprovvista di collegamenti stradali con la Valnerina e di attrattive economiche nel secondo dopoguerra avvenne un progressivo spopolamento e dal 1950 risulta essere completamente abbandonato.
Liguria
– Il vecchio borgo di Balestrino (Savona), abbandonato nel 1963 per un dissesto idrogeologico. Il fascino del borgo fantasma ha portato un discreto turismo escursionistico in zona, ed è stato anche set cinematografico del film Inkheart – La leggenda di cuore d’inchiostro.
– Lavazzuoli, frazione del comune di Valbrevenna in valle Scrivia, abbandonato negli anni Sessanta e recentemente recuperato.
– Canate, frazione del comune di Davagna.
– Noci, frazione del comune di Montoggio
– Assereto, frazione del comune di Casella.
– Cravarezza, frazione di Calice Ligure, abbandonata agli inizi degli anni Sessanta a seguito della chiusura di un’importante miniera e per l’isolamento dalle località principali. Attualmente l’unico edificio ancora utilizzato è una piccola cappella, mentre rimangono in piedi ancora numerosi ruderi, tra cui una taverna e parte della miniera stessa.
Piemonte
In val Borbera in Provincia di Alessandria ci sono sette borghi, tutti abbandonati nel corso degli anni Sessanta, tranne uno:
– Rivarossa, frazione di Borghetto di Borbera.
– Avi, frazione di Roccaforte Ligure.
– Camere Nuove, frazione di Mongiardino Ligure.
– Connio Vecchio e Chiappato, frazioni di Carrega Ligure.
– Ferrazza, frazione di Carrega Ligure, recuperata negli anni Novanta.
– Reneuzzi, frazione di Carrega Ligure, legato alla presenza di fantasmi, a seguito della storia, di una giovane coppia degli anni Cinquanta, forse l’unica in grado di avere ancora figli in paese. I due non sono ancora sposati e la ragazza comunica al compagno di avere preso la decisione di lasciarlo e abbandonare il paese per andare a cercare il lavoro a fondo valle. Il ragazzo reagisce male: la rapisce e la porta nei boschi. Allarmati, gli altri abitanti corrono a cercarli. Viene trovata solo la ragazza, morta, forse uccisa con un colpo di roncola. Pochi giorni più tardi un cacciatore troverà anche il corpo dell’uomo, che nel frattempo si è suicidato.
– Villa Buona Ceresole, borgata di Moretta (Cuneo)
– Leri Cavour, frazione di Trino (Vercelli)
Lombardia
– Consonno, frazione del comune di Olginate (Lecco).
– Savogno, paese senza collegamento stradale e raggiungibile solo attraverso sterrati e mulattiere in Valchiavenna. Inevitabilmente il destino del villaggio si è compiuto verso la metà degli anni ’50, quando civiltà e progresso hanno isolato questo borgo montano che ancora oggi si è conservato molto bene offrendo spunti interessanti agli amanti del trekking.
– Il borgo del Canto, sito sulle colline fra Sotto il Monte, Carvico e Pontida (Bergamo). L’antica contrada, abitata fino agli anni ’50, giace oggi in uno stato di totale abbandono e decadenza, nonostante i tentativi di recupero e la costruzione di alcuni nuovi edifici negli anni 2000.
Veneto
– California, frazione di Gosaldo, così chiamato dal nome dell’osteria intorno alla quale era sorto. A sua volta questo nome era un riferimento allo Stato americano della California, per analogia tra la corsa all’oro e le attività estrattive di mercurio che costituivano l’economia del paese. California fu gravemente colpita dall’alluvione del 1966 e abbandonata.
– Costanziaco.
– Ammiana.
Friuli-Venezia Giulia
– Palcoda, frazione del comune di Tramonti di Sotto.
– Cja Ronc, borgo medioevale abitato fino al 1890-1900 circa, che si trova in cima ad una collina che domina la frazione di Campeis, nel comune di Pinzano al Tagliamento. Il paese si sviluppa intorno ad una piazza e possedeva anche un cimitero ed una pieve propri. Attualmente il borgo versa in un grave stato di abbandono; la vegetazione ha reso quasi del tutto impossibile l’accesso, già impervio a causa del carattere franoso della montagna e nel tempo ha subito numerosi atti di sciacallaggio. Ai piedi della collina su cui sorge, si trovano alcune case di recente costruzione, tutte disabitate.
– Pozzis, il primo centro abitato che il torrente Arzino incontra dopo la sorgente, nel comune di Verzegnis. Il paese si spopolò definitivamente nei primi anni Sessanta, a causa dell’emigrazione. Si trova in una posizione estremamente isolata, ma oggi non è difficile raggiungerlo. Il paese salì agli onori della cronaca nel 1999, a causa di un omicidio che si consumò nel posto.
Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte III.

Paesi fantasma e villaggi abbandonati parte I


Dossier Villaggi fantasma parte I.
Cosa sono i paesi fantasma, i villaggi o le case abbandonate?
Insediamenti abitativi risalenti a varie epoche, dal medioevo in poi, hanno costituito la struttura portante della distribuzione demografica di molte zone dell’Italia, soprttutto appenninica, almeno fino agli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale. In quegli anni è cominciato, per vari motivi, il progressivo svuotamento di alcuni piccoli paesi: la necessità di trovare lavoro altrove, infrastrutture che privilegiavano sempre più le città che andavano ingrandendosi, cause naturali, hanno portato, progressivamente, allo svuotamento totale di alcuni di questi borghi.
Ci si può meravigliare di trovare un paese o un villaggio abbandonato (come ha fatto, con poca documentazione, la trasmissione Mistero di Italia1), ma in realtà alcuni dati del 2005 parlano di 5838 paesi abbandonati, una cifra che rappresenta il 72% di tutti i comuni italiani. La più alta concentrazione di questi borghi la troviamo in Basilicata e in Calabria, ma anche nelle aree più interne delle Marche, della Toscana e della Liguria.
Bisogna dire che questo tipo di problema non riguarda solo l’Italia: in Europa sono in particolare la Spagna e l’Irlanda a registrare un fenomeno simile.
Il Capo di Stato della NeoRepubblica di Torriglia, nel generale rinnovamento della cultura e della controcultura del proprio territorio (vedi gli altri dossier), inaugura l’ennesimo dossier, questa volta dedicato ai villaggi abbandonati e fantasmi, in particolar modo dei dintorni di Torriglia.
Segnaliamo il documentario “Case abbandonate” di Alessandro Scillitani e Mirella Gazzotti e le associazioni che si occupano del recupero funzionale di tali borghi, quali il Laboratorio Norman Brian, che li trasformano, a seconda del caso, in ecovillaggi, paesi museo o paesi artistici.
Cominciamo con una rassegna non esaustiva dei paesi fantasma del Suditalia e delle isole.
Abruzzo
– Frazioni montane di Martese, Serra, Tavolero, Valle Piola, Altovia, Valle Pezzata, Fiume, nei comuni di Rocca Santa Maria, Torricella Sicura, Cortino e Valle Castellana (Teramo). Particolarmente interessante Valle Piola, situato nel cuore dei Monti della Laga. Il paese risulta abbandonato dal 1977, quando l’ultima famiglia si trasferì altrove. In varie case è presente il caratteristico Gafio, un balcone in legno di origine longobarda.
– La frazione Case Cascignoli del comune di Bisenti e Frunti (L’Aquila)
– Sperone, assorbita da Gioia dei Marsi (L’Aquila)
– Morino Vecchia nel comune di Morino (L’Aquila)
– Frattura Vecchia nel comune di Scanno (L’Aquila)
– Gessopalena Vecchia (Chieti).
Molise
– Rocchetta Alta, frazione del comune di Rocchetta a Volturno di cui era il nucleo principale prima dello spopolamento (Isernia). Il borgo è completamente abbandonato e gli edifici sono gravemente in rovina, con solai crollati e porte divelte. Tuttavia è agevolmente visitabile.
Basilicata
– Craco (Matera) è stato abbandonato nel 1963 a causa di una frana che lo distrusse e tuttora è rimasto come il momento in cui venne abbandonato. Questa evacuazione ha conferito al borgo un certo fascino che ha attratto alcuni registi, i quali scelsero Craco per girare scene dei loro film (La Passione di Cristo di Mel Gibson, Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi, King David di Bruce Beresford e Agente 007 – Quantum of Solace di Marc Forster sono alcuni esempi).
Inoltre, secondo gli appassionati di paranormale, Craco sarebbe infestata da presenze arcane, in cui risuonano strani rumori, echi di voci, urla e misteriose forme luminose nelle abitazioni.
– Campomaggiore Vecchia (Potenza) dove le case erano disposte a scacchiera ed ogni abitante aveva un pezzo di terreno da coltivare. Analogamente a Craco, la città fu abbandonata nel 1885 per via di una frana, divenendo un borgo molto suggestivo da osservare.
– Alianello Vecchio (Matera) frazione del Comune di Aliano, è stato abbandonato dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 e la sua popolazione trasferita nel nuovo nucleo di Alianello Nuovo.
– Anche i Sassi di Matera sono abbandonati da anni, con qualche tentativo di recupero.
Calabria
– Africo, e la sua frazione di Casalinuovo, sull’Aspromonte (Reggio Calabria), furono abbandonati dall’alluvione del mese di ottobre del 1951 e ricostruiti al livello del mare col nome di Africo Nuovo. I borghi erano adagiati su due costoni della montagna.
– Panduri, cittadina situata in collina nel comune di Careri (Reggio Calabria), distrutta da un terremoto nel 1570, di cui rimangono le antiche mura del convento; dalla sua distruzione, su una collina vicina, sorse il nuovo paese, Careri. Si narra che nelle viscere della collina di Panduri si trovi una caverna alla quale si accede attraverso una piccola fessura nascosta chi sa dove, ma conosciuta dagli abitanti del posto. Questa caverna presenta, secondo il racconto di molti abitanti, misteriosi fenomeni di magnetismo. Fatto sta che dal terremoto che distrusse la cittadina di Panduri sopravvisse solo un terzo della popolazione. I morti non vennero seppelliti. Interessante è la storia di un famoso quadro conservato nel monastero e ritrovato successivamente al terremoto. Venne ritrovato, racconta la leggenda, da un bue che costrinse i proprietari a scavare nel luogo dal quale non voleva più muoversi. Si trattava di un’opera raffigurante una madonna, La Madonna delle Grazie di Panduri. Il quadro venne conservato fino agli anni ’80 del Novecento presso la chiesa parrocchiale di Careri. Misteriosamente venne trafugato. Molto probabilmente rivenduto presso collezionisti.
– Cavallerizzo, frazione di Cerzeto (Cosenza), è disabitato dal 7 marzo 2005 in seguito ad una frana che distrusse una parte delle abitazioni. Si tratta di uno dei paesi albanofoni (arberesh) della provincia di Cosenza.
– Pentidattilo ora frazione del comune di Melito Porto Salvo ma comune autonomo fino al 1811, caratteristico per la forma della roccia “a cinque dita” su cui è costruito e da cui prende il nome.
– Roghudi, abbandonato negli anni Settanta a seguito di alluvioni e ricostruito in un’area compresa nel comune di Melito Porto Salvo. Si tratta di uno dei comuni ellenofoni della provincia di Reggio Calabria.
Puglia
– Monteruga, frazione del comune di Veglie (Lecce), un centro abitato abbandonato nel corso degli anni ’80.
Campania
– Roscigno vecchia, San Severino di Centola e Romagnano al Monte (Salerno).
– Tocco Vecchio nel comune di Tocco Caudio (Benevento)
– Le parti vecchie di Apice (Benevento)
– Conza della Campania e Melito Irpino (Avellino), abbandonate rispettivamente in seguito ai terremoti del 1962 e del 1980.
– Il Rione Terra nel comune di Pozzuoli (Napoli), evacuato con un’ordinanza comunale dopo il terremoto del 1970 soprattutto per le carenti situazioni igieniche in cui versava e forse anche per calcolo di speculatori edili.
– San Pietro (Caserta), duramente bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale e successivamente sgomberato, consegnandolo alla storia in stato di rudere.
Sicilia
– Gioiosa Guardia, un borgo abbandonato nel 1783, a causa di un terremoto.
– Il vecchio paese di Poggioreale, assieme ai vicini Gibellina e Salaparuta, abbandonato dopo il terremoto della valle del Belice del 1968.
– Schisina e Borgo Lupo, frazione del comune di Mineo, furono costruiti in epoca fascista sui monti Peloritani.
Sardegna
– Naracauli nei pressi di Piscinas (Arbus) e Ingurtosu (Arbus). Negli anni ’50 era un fiorente villaggio che ospitava i minatori delle vicine cave di carbone; una volta crollato il sistema economico basato sull’estrazione mineraria, il paese è stato abbandonato. Oggi vi si possono osservare ancora i resti delle abitazioni e degli uffici minerari.
– Gairo ed Osini, nell’Ogliastra, a seguito di alcune inondazioni che provocarono frane nella zona e che convinsero gli abitanti a ricostruire i centri abitati in altre zone.
– Tratalias nella zona del Sulcis Iglesiente, piccolo centro di che a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta fu abbandonato e ricostruito sul Monte Nigali, a nord-est, circa 30 metri sopra il livello del mare per sfuggire alle infiltrazioni distruttive del lago artificiale di Monte Pranu. Ad oggi il vecchio borgo è stato in gran parte demolito, ma una zona attorno alla cattedrale di Santa Maria di Monserrato è in fase di recupero e ristrutturazione.
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