Dazi e contro-dazi: guerra commerciale tra Usa e Cina


Fra Washington e Pechino è ormai scoppiata la guerra commerciale. L’amministrazione Trump ha infatti ufficialmente proposto dazi del 25% sulle importazioni di merci cinesi per un valore di 50 miliardi di dollari.

 L’Ufficio per il commercio americano ha pubblicato un elenco di 1.300 prodotti cinesi, inclusi robot industriali e attrezzature per le telecomunicazioni, oggetto della misura, che è stata proposta per la presunta violazione della proprietà intellettuale americana da parte di Pechino. Misura che può entrare in vigore soltanto dopo un periodo di valutazione pubblica il cui limite è fissato al prossimo 11 maggio. Ma è un passo risoluto nella annunciata direzione, da parte dell’amministrazione Usa, per contrastare quello che addita come pratiche commerciali inique e ingiuste da parte di diversi paesi fra cui la Cina.

Corea del Nord: “Pericolose provocazioni da Usa”


Cresce la tensione tra Corea del Nord e Stati Uniti, Kim Jong-Un accusa gli Stati Uniti di provocare con le esercitazioni militari congiunte con Seul, con il rischio di una guerra in qualsiasi momento.

Pentagono, allo studio postazioni anti missile su costa occidentale.

Trump e Kim riprendono a giocare a Risiko col mondo


Per la prima volta dalla fine della Guerra fredda, nel 1991, un alto ufficiale dell’Us Air Force non ha escluso la messa in stato d’allerta 24 ore su 24 la sua flotta di B-52, i bombardieri con ordigni nucleari.

In realtà, il segretario alla Difesa americano Jim Mattis, in visita in Asia, ha ribadito che gli Usa seguono la via diplomatica per risolvere la crisi coreana. Washington non ha perso le speranze di trovare una soluzione, magari con l’aiuto della Cina.

Scoperti i gravitoni


Oggi 11 febbraio, alle 16,30 a Pisa (qualche minuto prima della conferenza stampa gemella a Washington) è finalmente stato dato l’annuncio ufficiale della scoperta delle onde gravitazionali. Esse erano state previste già da un secolo, quando Albert Einstein illustrò la sua Teoria della relatività generale, di cui costituiscono uno dei capisaldi. Finora però non erano mai state osservate e l’annuncio può ambire al titolo di «scoperta del secolo». E i ricercatori che hanno partecipato agli esperimenti entrare tra i candidati a uno dei prossimi Nobel per la fisica. A questa impresa collettiva hanno collaborato 1.004 ricercatori appartenenti a 133 istituzioni scientifiche di tutto il mondo.
Le onde gravitazionali rivelate sono state prodotte nell’ultima frazione di secondo del processo di fusione di due buchi neri, di massa equivalente a circa 29 e 36 masse solari, in un unico buco nero ruotante più massiccio di circa 62 masse solari: le tre masse solari mancanti al totale della somma equivalgono all’energia emessa durante il processo di fusione dei due buchi neri, sotto forma di onde gravitazionali. I due buchi neri, prima di fondersi, hanno percorso una traiettoria a spirale per poi scontrarsi a una velocità di circa 150 mila chilometri al secondo, la metà della velocità della luce. Il processo di fusione dei due buchi neri responsabile delle onde gravitazionali rivelate è un evento accaduto a 410 megaparsec da noi, e risale quindi a quasi un miliardo e mezzo di anni fa.

La guerra civile in Yemen e l’Arabia Saudita


[tratto da “J’accuse (e Je Suggére). Considerazioni di un Presidente Qualunque”, settembre 2015]

Situazione etnico/religiosa:
L’Arabia è detta saudita perché è una monarchia assoluta in mano alla famiglia Saud. I sunniti hanno la stragrande maggioranza. Il regime appoggia l’islamismo salafita, nella fattispecie il wahabismo, che meritano un piccolo approfondimento.
Le teorie salafite nascono e si affermano nel corso di secoli: Ibn Taymiya era un giurista e teologo siriano vissuto nel XIV secolo, la cui teoria era che i testi sacri del Corano e della Sunna potevano essere interpretati individualmente. nel XVIII secolo anche Mohammed Ibn Abdel Wahab (1703-1792; fondatore del Wahabismo) vuole ritrovare un Islam puro. L’ultimo movimento salafita di rilievo, in ordine di tempo, a’ stato poi quello di Hassan al Banna che ha fondato nel 1928 l’Associazione dei Fratelli Musulmani. In questo caso, rispetto ai predecessori, il teologo egiziano introduceva una variante: l’utilizzo dell’Islam come strumento politico per la guida delle masse. Negli anni ’50 un altro egiziano, Sayyed Qutb (1906-1966), anch’egli membro dei Fratelli Musulmani, teorizzerà sul fronte del salafismo politico la lotta armata per prendere il potere sui capi arabi “empi” ed il ripristino di uno Stato islamico. Qutb è stato il referente ideologico di molti movimenti terroristici, non ultimo Al Qaeda.
Il salafismo quindi è diventato irredentismo, nazionalismo di matrice araba, lotta al consumismo e al lassismo dei costumi dell’Occidente, fino ad arrivare al Jihad ed al terrorismo islamico. I suoi principali rappresentanti sono oggi i Fratelli Musulmani (il partito che aveva vinto le elezioni in Egitto prima di essere destituito l’anno scorso) ed il wahabismo (oltre a quella pletora di sigle e organizzazione che compaiono periodicamente nel panorama mediorientale).
L’aspetto più pericoloso del wahabismo è l’alimentare una cultura religiosa di intolleranza e una lotta endogena senza quartiere verso quelli che non accettano le teorie salafite (l’adorazione dei santi e degli uomini pii è considerata alla stregua del politeismo) e tutti i sunniti moderati, come le confraternite sufi.
In Yemen (riunificatosi nel 1990 dopo la caduta dell’Unione Sovietica), i territori del nord-ovest vedono la maggioranza di sciiti zayditi Houthi, mentre il resto del Paese è a maggioranza sunnita.
La parte orientale del Paese è comunque sotto il controllo delle milizia di Al Qaeda (vedi mappa politico-religiosa dello Yemen, a fine articolo). Il presidente eletto nel 2012 Abd Rabbih Mansur Hadi (unico candidato).
Situazione sul campo:
Nel gennaio 2015 il presidente Abd Rabbih Mansur Hadi viene obbligato alle dimissioni dalla rivolta degli Houthi, che s’impadroniscono della capitale San’a.
La guerra si estende alla vicina Arabia Saudita, e assume sempre più i connotati di una resa dei conti tra Arabia Saudita e Iran, tra sunniti e sciiti. Non è propriamente un’azione di guerriglia, e nemmeno un’operazione senza ritorno, ma una vera e propria operazione di guerra, da esercito, pianificata nei minimi dettagli, non da milizia jihadista: i ribelli Houthi si sono infiltrati in Arabia Saudita e hanno attaccato Najran, città di confine.
Gli sciiti provano ciò cui Osama bin Laden ambiva ma che con la sua al Qaeda non era riuscito a realizzare: destabilizzare il regno saudita.
L’Iran, infatti, ha proprio negli Houthi il suo principale strumento di influenza nello Yemen. Sfruttando la comune appartenenza allo sciismo, l’obiettivo del regime iraniano sarebbe quello di favorire la creazione di un movimento per certi versi simile al libanese Hezbollah.
Ulteriori preoccupazioni geopolitiche arrivano dallo stretto di Bab-el-Mandeb. Da qui passano le rotte che collegano il mar Mediterraneo all’Oceano Indiano, attraverso il canale di Suez e il mar Rosso e da qui passa il 63% della produzione di greggio mondiale.
Gli Stati Uniti e la Francia, per tranquillizzare l’alleato Usa e NATO, sia per questa guerra e soprattutto dopo l’accordo tra Usa e Iran sul nucleare, vedi scheda dell’Iran) stanno armando i Sauditi.
La guerra rischia di deflagrare dallo Yemen alla confinante Arabia Saudita.
Visto il regime assolutistico dell’Arabia è quindi importante analizzare chi davvero comanda in questo Paese: Abd Allah, il re dell’Arabia Saudita, ha appena compiuto 90 anni. Ecco allora il settantanovenne Salman Bin Abdulaziz Al Saud, dar vita a una rivoluzione di palazzo, che porta l’ex ambasciatore a Washington. Rottamazione che non risparmia anche i parenti più stretti di re Salman, come il principe-fratello Muqrin, dimessosi di “sua spontanea volontà” per fra posto al principe-nipote Nayef, 55 anni, ministro dell’Interno, gran mastino dell’antiterrorismo e il trentenne figli di Salman, Mohammad Bin Salman.
Ma non si sa chi comandi davvero a Riyad. La classe dirigente incredibilmente ricca e potente che custodisce il luogo più sacro dell’islam, la Mecca, rappresenta un enigma inquietante. L’occidente da decenni la considera un baluardo da sostenere e da armare. Un intreccio di investimenti finanziari la lega indissolubilmente alle nostre economie. Perfino Israele gioca di sponda, pur senza dichiararlo, con la dinastia che fronteggia l’Iran e che da un lato dichiara di voler debellare il movimento dei Fratelli Musulmani, tanto da isolare la stessa Hamas nella morsa di Gaza, dall’altro alimenta un islam salafita, estremista, fondamentalista e anche jihadista. Le milizie dell’autoproclamatosi califfo al-Baghdadi godono di un indiretto ma decisivo supporto di Riad. Mai rivendicato, ma neppure smentito.
Posizioni ufficiali:
L’Onu ha aperto una discussione sulla guerra Yemenita. Gli Stati Uniti e l’Europa sono per l’integrità nazionale di Arabia e Yemen, quindi contro lo sconfinamento Houthi.
L’Iran appoggia gli Houthi yemeniti ufficialmente solo in Yemen.
Al Qaeda si è momentaneamente alleata con gli sciiti Houthi.
Accuse:
I Sauditi fanno il doppiogioco, nemmeno tanto segretamente, appoggiando la politica Usa e schierandosi contro gli estremisti sunniti deboli (Hamas), ma favorendo gli estremisti sunniti vincenti (prima Al Qaeda, ora L’IS), la rivoluzione di palazzo potrebbe essere solo presunta e il doppiogioco farsi soltanto più sottile.
L’Iran appoggia con armi e milizie gli sciiti Houthi dello Yemen contro l’Arabia.
Gli Stati Uniti e la Francia armano l’Arabia per tranquillizzarla sui nuovi accordi con l’Iran.
Israele fa affari con i Sauditi, mentre riceve armi, rassicurazioni e garanzie dagli Usa.
Al Qaeda, nonostante sia sunniti, si allea ambiguamente con gli sciiti Hothi per combattere l’Arabia Saudita.
Commento:
Nonostante le apparenze, nessuno combatte per i propri ideali, ma per un ritorno economico. I governi coinvolti (da Stati Uniti ad Arabia, dagli Houthi yemeniti ad Al Qaeda, da Israele all’Iran) sono disposti ad allearsi, fare affari e persino prendere o dare armi al nemico, mentre segretamente prendono altrettanti accordi con la fazione opposta.
Per superare questa situazione bisognerebbe innanzitutto eliminare il wahabismo, cioè il fondamentalismo religioso dallo Stato. Meglio ancora, dove possibile, creare stati laici, come in Egitto. A questo punto riequilibrare sciiti e sunniti in base a ciò che succede nel nord dell’Iraq (vedi scheda dello Stato Islamico e Iraq).
Previsioni:
La guerra verrà fermata dall’Arabia grazie all’apporto Usa. Ciò non avverrà in tempi brevi, viti i problemi più urgenti in Siria.
Molto più difficile prevedere la linea culturale religiosa seguita dai giovani Saud, visto che si tratta di pochi personaggi. Se prevale la linea moderata, tutti i punti caldi si raffredderanno, viceversa le guerre si accenderanno e saranno più numerose.
Suggerimenti:
Il migliore: 1) Eliminare la dinastia Saud e instaurare uno Stato moderato in Arabia (non necessariamente subito una democrazia, è ormai provato che molti dei paesi arabi, a causa della società di tipo tribale, necessitano di forme democratiche che non si basano sul suffragio universale). Creare un governo di unità nazionale in Yemen, equilibrato politicamente per costituzione (equilibrio zayditi e sunniti nelle istituzioni).
In alternativa: 2) Far prevalere l’ala moderata dei Saud tramite accordi e sanzioni internazionali.
Secessione dello Yemen in due parti, nel nord-ovest governo zaydita, nel sud e nell’est governo sunnita.

Mappa politico-religiosa Yemen

Mappa politico-religiosa Yemen

Cuba-Usa: è disgelo. Forse Castro in visita alla Casa Bianca


La svolta è di portata storica, dopo 55 anni di tensioni tra l’isola “comunista” e la super-potenza americana. E nella riapertura dei rapporti tra Washington e L’Avana, in seguito alla liberazione del contractor americano Alan Gross dopo cinque anni di prigione a Cuba e al rilascio per motivi umanitari di tre agenti cubani detenuti negli Stati Uniti, il ruolo fondamentale di mediatore e garante nelle trattative l’ha avuto il Vaticano. Anzi, proprio la persona di papa Francesco.

Le trattative sono state fatte in gran segreto e sarebbero durate 18 mesi.

Gli Stati Uniti non escludono una visita del leader cubano Raul Castro alla Casa Bianca. Lo afferma il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest.

Crimea indipendente


Il Parlamento della Crimea, con 78 voti a favore su 81, ha dichiarato l’indipendenza dall’Ucraina. Kiev ha dichiarato “illegittima” la decisione.
Intanto è ricomparso in Russia Viktor Ianukovich rivendicando di essere ancora “il legittimo presidente dell’Ucraina e il capo delle Forze Armate” e si è detto certo che i soldati “non obbediranno a ordini criminali.
La Nato ha dato il via esercitazioni militari in Polonia, a cui parteciperanno anche caccia statunitensi come gesto di sostegno da parte di Washington agli alleati dopo l’intervento della Russia in Ucraina.
Anche l’Europa si muove: il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha minacciato nuove sanzioni già da questa settimana contro la Russia.
Gli Stati Uniti sono ancora in attesa di una risposta russa alle questioni concrete che il ministro americano ha sottoposto al suo omologo russo.

La Corea del Nord in stato di guerra con la Corea del Sud


La Corea del Nord ha annunciato di essere in “stato di guerra” con la Corea del Sud e dichiara che ogni questione tra i due Paesi sarà d’ora in poi trattata su questa base. L’annuncio è stato dato tramite una dichiarazione congiunta del governo, del Partito comunista e di tutte le istituzioni di Pyongyang.
La “decisione i Kim Jong-un è un ultimatum alle “forze ostili e una decisione definitiva per la giustizia”. In attesa dell’ordine di attacco del leader supremo, si dà per certa “una rappresaglia senza pietà in caso di atti di provocazione” da parte degli Stati Uniti o della Corea del Sud.
Ricordiamo che la Cina appoggia ancora il regime nordcoreano. Per quanto il odioso sia il regime nordcoreano, non so come chiamare le operazioni militari statunitensi (compreso l’invio di due bombardieri) se non “provocazioni”. Forse Washington ha bisogno di una nuova guerra per la flessione di consensi?

Sì alla marijuana e ai matrimoni gay


McMarijuana

McMarijuana


Questo il verdetto degli stati Usa di Washington e Colorado, che con il referendum di ieri legalizzano i matrimoni gay e l’uso ricreativo della marijuana (dal 2009 fino a oggi in Colorado era consentito solo l’uso terapeutico), quindi sarà possibile possedere “erba” senza ricetta fino a 28 grammi, sarà anche consentito fumarla e portarsela in giro.
A nostro avviso una ventata libertaria e veramente progressista contro omofobia e proibizionismo.

Quando il complottismo ha avuto ragione


Strettamente parlando, non è mai successo, ma vorrei presentare qui due esempi in cui ricercatori “eretici” o meglio, le cui ipotesi andavano contro teorie comunemente accettate dalla cosiddetta “accademia scientifica ufficiale”, hanno avuto ragione.
Naturalmente è ovvio che bisogna tenere conto che nella stragrande maggioranza degli altri casi, questi ricercatori hanno dovuto ricredersi, hanno cambiato ipotesi o sono stati definitivamente radiati dalla scienza: il nostro non è un atteggiamento ingenuo: sappiamo che si tratta di casi isolati e molto rari, ma vogliamo presentarli per suggerire ai ricercatori di valutare sempre con cautela anche le ipotesi che al momento sembrano meno credibili.
Il primo caso riguarda il geologo Harlan Bretz, citatissimo dai complottisti e simili.
Dall’estate del 1922, per sette anni, Harlan Bretz ha condotto ricerche sul letto del fiume Columbia, nel Canada, interessandosi alle insolite erosioni dei depositi di basalto della zona, e coniando il termine Scablands nel 1923 per descriverle. Bretz avanzò l’ipotesi che un’inondazione apocalittica avesse formato il paesaggio, dandogli il nome di “inondazione Spokane” in una pubblicazione del 1925.
Questa spiegazione geologica “catastrofica” andava contro l’opinione prevalente che vedeva le grandi erosioni (come per esempio il Grand Canyon) formarsi nell’arco di milioni di anni, e l’ipotesi di Bretz fu screditata e derisa dalla Geological Society di Washington.
Un altro geologo, J.T. Pardee, aveva lavorato con Bretz e aveva le prove di un antico lago glaciale che avrebbe dato credito alle teorie di Bretz. A Pardee, però, mancava la libertà accademica di Bretz (aveva lavorato per la US Geological Survey) e non gli fu permesso di entrare nella discussione.
Bretz difese sempre le sue teorie, dando il via a un dibattito lungo 40 anni sull’origine delle Scablands.
Pardee e Bretz hanno continuato le loro ricerche, raccogliendo e analizzando le prove, identificando infine il lago Missoula come la fonte dell’inondazione Spokane. Le loro teorie sono state infine accettate negli anni Settanta anche se va detto che si tratterebbe di ripetute alluvioni Spokane e non di una singola inondazione catastrofica. In ogni caso, l’ostracismo scientifico ha ritardato la ricerca della verità per diversi decenni.
Un caso più recente è l’Homo Floresiensis (dall’isola indonesiana di Flores sulla quale sono venuti alla luce i resti): dei fossili di ominidi vissuti fino a 13.000 anni fa, scoperti da un gruppo di ricercatori australiani e indonesiani nel settembre del 2003, che non appartenevano all’Homo Sapiens. Il che suonava come una provocazione, e la scienza ha cominciato a “deridere” i ricercatori: come poteva esistere una specie più primitiva del Sapiens, e addirittura del Neanderthal, quando quest’ultimo si è estinto in Europa circa 30.000 anni fa? Come poteva un discendente dell’Homo Habilis esistere ancora 13.000 anni fa quando quest’ultimo si è estinto 1,5 milioni di anni fa?
Ma nel 2009 dopo l’analisi cladistica e la comparazione delle misure corporee è stato confermato che sarebbe una specie distinta dall’Homo Sapiens, e deriverebbe appunto dall’Homo Habilis.
Il ritrovamento ha dovuto riscrivere parte della storia dell’uomo, ipotizzando una massiccia presenza dell’Habilis in Asia, che si è evoluto fino al Floresiensis ed è quasi arrivato ai giorni nostri (siamo quasi all’epoca delle mura di Gerico!).
Le sorprese (e le conferme) non sono finite: recentemente è stato forse trovato l’anello mancante, l’Homo Denisovensis, sviluppatosi dall’Homo Habilis in Asia circa 800.000 anni fa ed evolutosi nel Floresiensis circa 200-300.000 anni fa.
Infine (notizia di quest’anno) nella Cina Meridionale, sono stai rinvenuti fossili ancora più recenti, di ominidi vissuti tra 11.500 e 14.500 anni fa, provvisoriamente chiamati “gli uomini della caverna del cervo rosso”, che parrebbero più primitivi dell’Homo Sapiens. La storia dell’uomo in Asia è tuttora in fase di riscrittura, e questo potrebbe valere anche per altre discipline. Il pregio della scienza è, non dimentichiamolo, proprio quella di sollevare il dubbio, non di nasconderlo.
Un monito dunque sia agli accademici che ai fautori delle teorie della cospirazione (perché quando l”accademia scientifica” si rende conto di sbagliare, ha dimostrato di saper fare retromarcia.)
Naturalmente abbiamo parlato di casi in cui sono in gioco la reputazione di scienziati e ricercatori, non
lobbies di industriali, miliardari e simili, perché in questo caso le cose si complicano, e far uscire la realtà, è molto più difficile. Per esempio (cito un caso dimostrato e uno da dimostrare) degli effetti cancerogeni dell’Eternit o dell’incidenza di certe telecomunicazioni sui tumori. Meditate, gente.