L’omicidio Nemtsov: facciamo un minimo di chiarezza


Clamoroso colpo di scena nell’inchiesta sull’omicidio dell’oppositore russo Boris Nemtsov. Ambienti vicini al Cremlino, e quindi al presidente Vladimir Putin, hanno manifestato gravi dubbi sulla confessione di Zaur Dadayev, l’ex ufficiale di polizia ceceno, considerato dagli inquirenti l’esecutore dell’omicidio dell’ex vicepremier russo.
Andrei Babushkin, membro del Consiglio per i diritti umani presso il Cremlino, che ha visitato in prigione Zaur Dadayev, ha addirittura avanzato il sospetto che la dichiarazione di colpevolezza sia stata ottenuta sotto tortura.
Ma allora chi è stato a uccidere Nemtosv?
Il governo di Putin? No, nessuno a Mosca, anche fra gli oppositori del regime di Putin, pensa che sia arrivato dal Cremlino l’ordine di uccidere venerdì notte Boris Nemtsov. Troppo esiguo il seguito di quest’ultimo, troppo lontani gli anni della sua grande popolarità, perché fosse necessaria un’esecuzione così clamorosa.
La tesi più accreditata invece dall’opposizione è che sia stato il clima di acceso nazionalismo e autoritarismo, di intolleranza delle voci critiche creato dalla propaganda pro-Putin, soprattutto dopo lo scoppio della guerra nel sud est dell’Ucraina, che avrebbe indotto qualche fanatico a “giustiziare” una voce dissidente, colpevole di intaccare l’unità sacra del paese attorno al suo leader.
Alcuni indicano addirittura in Igor Strelkov il mandante. Strelkov è il capo militare dei ribelli filorussi che Putin ha obbligato a tornare in patria, perché il suo oltranzismo, contrario a ogni accordo, rischiava di ostacolare il gioco complesso di fatti compiuti, ricatti e disponibilità alla diplomazia, del Cremlino.
Inevitabile comunque sottolineare ancora una volta “il fallimento della Russia sulla via delle democrazia e il suo avvitamento lungo il sentiero di un cupo autoritarismo.

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1 Commento

  1. Nemtsov aveva avuto un ruolo importante negli anni ’90. Poi il declino.

    Il fatto recente che potrebbe averlo tradito è stato il fatto di aver cavalcato la campagna islamofobica scaturita dall’eccidio “Charlie Hebdo”. Ci sono altre piste, incluse le attività svolte sul fronte ucraino. Una cosa è probabile: ci faranno vedere esecutori di vario rango, ma non mandanti. Funziona così anche con le stragi italiane.

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