Paesi fantasma e villaggi abbandonati parte VII: Reneuzzi


Dossier Villaggi fantasma Parte VII.
Questa volta parliamo di un paese nella parte più remota della Val Borbera, in provincia di Alessandria, ma non lontano dal confine ligure e da luoghi di cui abbiamo già parlato per altri motivi (come la Val Boreca). Si tratta di uno dei molti paesi abbandonati dell’Appennino, ma le sue particolarità lo differenziano dalla maggioranza degli altri paesi, sia perché si tratta di un paese con tanto di chiesa e cimitero (e quindi non una semplice frazione), ma soprattutto perché il suo nome è legato a un tragico fatto di cronaca sanguinario e alle apparizioni di un fantasma.
Stiamo parlando di Reneuzzi.

Ponte per Vegni (ultimo paese abitato prima di Reneuzzi)

Ponte per Vegni (ultimo paese abitato prima di Reneuzzi)

Reneuzzi

Reneuzzi


Renèuzi, Renèusi o Renéixi in dialetto, si tratta di uno dei tanti paesi svuotati a causa dell’immigrazione del Secondo dopoguerra degli abitanti verso le città (o l’America) a causa del boom economico italiano e la nuova spinta industriale.
Il paese conta quattro famiglie dopo il 1945, nel 1954 sono rimasti 18 abitanti, nel 1960 se ne contano solo 4. Tra questi c’è Davide Bellomo, un trentenne, probabilmente fidanzato con la cugina ventenne Maria Franco (detta Mariuccia) del paese vicino (oggi anch’esso disabitato) di Ferrazza.
Nel 1961 Devide Bellomo rimane l’unico abitante di Reneuzzi e scopre con orrore che la famiglia di Maria vuole trasferirsi via dalla Valle.
Chiesetta di Reneuzzi

Chiesetta di Reneuzzi


Da un articolo dell’epoca si legge che “la ragazza, che in un primo tempo sembrò corrisponderlo, aveva poi respinto l’innamorato. Gli stessi genitori di lei erano contrari alla relazione, considerando gli stretti legami di parentela fra i due giovani. Il contadino non aveva saputo mai darsi pace e quando apprese che la famiglia della ragazza si sarebbe trasferita era passato alle minacce: ‘se parti, piuttosto ti sparo’ le disse un giorno. Così la mattina del 22 settembre scorso [1961] mentre la famiglia di Maria transitava, attese la ragazza che procedeva distanziata dai genitori. Nascosto dietro un cespuglio, quando Maria gli passò a pochi metri sparò due colpi con una vecchia rivoltella, un ricordo che il padre aveva portato dall’America. I colpi raggiunsero di striscio alla nuca la ragazza che trovò ancora la forza di fuggire per circa duecento metri, rifugiandosi in una baita in località. Il delitto venne scoperto due ore dopo e più nessuno vide l’assassino.”
“Ieri [16 ottobre] un contadino di Reneuzzi ha scoperto il cadavere di Davide Bellomo. Il contadino quasi quotidianamente si reca col suo cavallo da Reneuzzi a Vegni e da due giorni notava che transitando in un tratto di sentiero incassato fra la roccia l’animale scalpitava e nitriva. Ieri pomeriggio, attratto anche da uno sgradevole odore, volle vederci chiaro e compì una battuta nella zona. Ad una cinquantina di metri dalla mulattiera, dietro un cespuglio, scoprì il cadavere che giaceva supino; la rivoltella era a poca distanza dalla mano destra. Oggi il cadavere è stato trasportato al cimitero di Vegni, dove domattina si recherà accompagnato da un medico, il Pretore di Serravalle Scrivia per le constatazioni di legge. È fuor di dubbio che il giovane si sia sparato con la stessa arma usata per uccidere Maria, e con ogni probabilità ha posto fine ai suoi giorni poco dopo il delitto, sconvolto forse dal suo folle gesto.”
Sei è il numero di colpi confermati dalla perizia necroscopica, avvenuti in località Arvecchia.
Altre fonti parlano di colpi di roncola, anche se la fonte più attendibile mi sembra l’articolo citato, tratto da La Stampa del 17 ottobre 1961, nella parte della cronaca del Basso Piemonte.

Nei giorni successivi il delitto, sembra che l’ombra dell’omicida abbia continuato a terrorizzare gli ultimi abitanti di Ferrazza (perché a Reneuzzi non era rimasto più nessuno), invitandoli a lasciare quel luogo maledetto.

Arredamento di un locale adiacente alla chiesa di Reneuzzi

Arredamento di un locale adiacente alla chiesa di Reneuzzi

Altare della chiesetta di Reneuzzi

Altare della chiesetta di Reneuzzi


Abbiamo raggiunto Reneuzzi sia da Croso che da Vegni, la prima via è più breve ma presenta una salita abbastanza impegnativa, la seconda è più lunga, ma abbastanza pianeggiante. In entrambi i casi i sentieri sono segnati discretamente bene e non c’è rischio di perdersi. Si nota subito che sono sentieri battuti regolarmente, a differenza di tragitti di altre nostre precedenti indagini.
Il paese è discretamente grande se messo a confronto con altre frazioni dell’epoca dei primi del Novecento. Ci sono alcune case che presentano ancora parti del tetto integre, alcuni balconi, di cui uno in legno miracolosamente ancora in sede.
La chiesetta è mantenuta a livello decente e non ci sono crolli (come è successo invece a Riola), l’altare e alcune pareti presentano ancora tracce di raffigurazioni, a cui vanno aggiunti graffiti fatti dopo l’abbandono del paese, anch’essi in condizioni pessime. In ogni caso, qualcuno si prodiga a tenere almeno pulito il posto e ci sono panche e tavoli di pietra per consumare un veloce pic-nic.
Cimitero di Reneuzzi

Cimitero di Reneuzzi


Infine abbiamo raggiunto il piccolo cimitero: uno dei più piccoli che abbia mai visitato, di circa 5×3 metri, con vecchie sepolture con iscrizioni corrose o illeggibili, datate al massimo fino al 1954.
Tra tutte, svetta la tomba seminuova, visitata regolarmente, di Davide Bellomo, l’omicida-suicida della storia (la tomba di Mariuccia, invece, si trova nel cimitero di Casella [corretto dopo commento]).
Non abbiamo notato “presenze” o “rumori” riconducibili a fantasmi, ma abbiamo visitato il luogo in pieno giorno, anche perché di notte sarebbe un’impresa.
A conferma di ciò, lo staff del C.I.O. (gruppo che indaga sul paranormale) ha espresso simili conclusioni (vedi articolo).
In ogni caso un luogo non difficile da raggiungere, che consiglio un po’ a tutti i curiosi a cui raccomando di rispettare il luogo.
Tomba di Davide Bellomo, l'omicida-suicida di Reneuzzi

Tomba di Davide Bellomo, l’omicida-suicida di Reneuzzi


Di Reneuzzi parla il libro Sono partiti tutti di Giovanna Meriana e il documentario Case abbandonate di Alessandro Scillitani e Mirella Gazzotti.
Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte VIII.

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19 commenti

  1. L’ha ribloggato su carlenrico.

    Rispondi
  2. fausto

     /  8 giugno 2013

    Con il Cai di Valenza, di cui sono presidente, ho visitato Reneuzzi il 7.6.2013. Non ho avuto sentore di fantasmi ma mi ha impressionato pensare cho solo cinquantanni prima in quel luogo vivessero delle persone, inoltre mi ha emozionato vedere, dopo cinquantanni, il segno della pietà cristiana: alla tomba di Bellomo ci sono veramte i ceri mostrati nella foto, e sono recenti. Qualcuno pecorre a piedi un’ora e mezza il sentiro, probabilmente da Vegni, per portare un cero in un cimitero abbandonato da decenni, in quanto quella di Bellomo è stata l’ultima sepoltura avvenuta in quel luogo. Chi sarà ?
    Mi chiedo dove fossero i genitori dal momento che l’articolo riferisce che all’epoca Davide era rimasto l’unico abitante di Reneuzzi, mentre la lapide riporta la scritta: ” papà e mamma dolenti”, segno che erano ancora vivi.

    Rispondi
    • Grazie della segnalazione. Immagino che i genitori fossero già trasferiti. La famiglia della vittima all’epoca si era appena trasferita a Casella. Probabilmente qualche parente (fratello, nipote) porta ancora i ceri. Una storia molto commovente.

      Rispondi
      • Fili

         /  24 agosto 2015

        Ciao, ma Casella quella del trenino per intenderci oppure Casella vicino a Cabella Ligure? (sono da poco stato a Reneuzzi e mi sono appassionato a questa dolorosa vicenda)

    • simone

       /  23 settembre 2013

      Carissimo Fausto, la storia la conosco perchè ho conosciuto il cugino di Davide e di Maria. Davide abitava a Reneuzzi, Maria a Ferrazza, chi porta i fiori è il cugino Gianfranco che mi ha raccontato la storia tragica, Davide era innamorato di Maria, sapendo che partiva per Genova l’ha ammazzata e lui poi si è sparato perchè non voleva restare solo, e a trovarlo dopo una settimana è stato un uomo del posto che andava a cavallo, perchè tutti e nemmeno i carabinieri riuscivano a trovarlo, i genitori di Davide sarebbero voluti rimanere li, ma dopo la tragedia anche gli altri pochi abitanti se ne sono andati, tutto è rimasto com’era io ho vissuto li 2 settimane, una esperienza bellissima, del resto ho messo li la tenda.

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  3. Alex

     /  28 marzo 2013

    Io ho dormito da solo a Reneuzzi la notte di halloween del 2011… ho anche filmati e foto a volontà… è stata una bella esperienza anche se da solo non lo rifarei più..

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    • Ti faccio i complimenti per l’impresa!

      Rispondi
      • grazie! 🙂

        Ci sono ritornato l’anno scorso… Sono disgustato dalle persone che insozzano Reneuzzi con i loro rifiuti.. è davvero incredibile l’ignoranza di certa gente.. Poi il comune ci ha messo del suo mettendo delle orribili panchine e tavolini enormi che stanno così male da rovinare la piazzetta che era molto suggestiva..

  4. manuela

     /  5 marzo 2013

    Ciao,noi siamo andati a Reneuzzi il 2 Marzo 2013,volevamo fare la passeggiata partendo da Vegni ma,purtroppo la strada era ancora innevata e si affondava sino al ginocchio,cosi’ siamo andati a Croso (suggerito da un gentile anziano del posto!),il sentiero era innevato ma percorribile.
    Il viaggio di andata e’ durato quasi 2 ore,un po’ per il sentiero innevato e ripido e un po’ per fermarsi ad ammirare il paesaggio.Nel sentiero di andata abbiamo notato impronte di cane o di lupo che da Croso salivano a Reneuzzi,in modo particolare mi sono accorta di questo quando siamo arrivati ai Mulini,attraversato il ponticello,con la neve il sentiero non si riconosceva cosi’ sono saltate all’occhio le impronte che costeggiavano il torrente e,seguite ci hanno mostrato gli alberi segnati dal sentiero.Le impronte ci hanno portato a Reneuzzi.
    Arrivati al paese non abbiamo avuto sensazioni strane.Abbiamo deciso di lasciare gli zaini ai tavoli da pic-nic al centro del paese per essere piu’ comodi,iniziamo la visita,scendiamo proprio alla casa della vostra seconda foto dell’articolo,li’ ci sono i cartelli che indicano i sentieri che si possono percorrere,decidiamo di fare una foto e proseguiamo passando sotto quella specie di arco che porta alla fine del paese (parte opposta alla chiesetta),ritornando in paese nello stesso punto dove avevamo scattato le foto notiamo che ci sono dei “peli” grigi alcune ciocche, sembra abbiano un taglio netto come se avessero usato le forbici,proseguendo piu’ avanti sopra ad un mucchio di rami sottili vediamo un’altro mucchio di “peli” uguali ai precedenti,altra cosa strana non c’erano impronte.Comunque la nostra visita prosegue senza problemi.
    Verso le 18 ripartiamo da Reneuzzi direzione Croso,appena superata l’ultima casa (quella con il balcone in legno),sul sentiero ci sono le impronte che scendo nella nostra direzione,pero’ le impronte precedenti che salivano non c’erano piu’. Arrivati al ponticello dei Mulini la luce comincia a non esserci piu’ cosi’ prepariamo le torce la strada e’ faticosa perche’ innevata,ripida e poco luminosa.A meta’ della salita guardiamo giu’ verso i Mulini e nel buio c’e’ una luce blu che dopo qualche passo sparisce…mentre le impronte ci portano a Croso abbandonandoci all’ultima salitina prima del Paese.
    Al contrario di quello che si racconta il fantasma ci ha aiutato facendoci strada! Reneuzzi merita anche ricoperta di neve!

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    • Grazie del commento. Anch’io ho fatto delle ricerche proprio in questi giorni di neve, nella Val Noci, che poi pubblicherò. Molto suggestivo.

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  5. Carlo

     /  9 dicembre 2012

    Un dettaglio…la tomba di Maria franco e’ nel cimitero di Casella…….

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  6. obbligatorio

     /  23 novembre 2012

    pero non e vero il sindaco ha lanciato quella provocazione poi pero persone si sono informate ma ovviamente non era cosi,,,,ruderi o rustici ce ne sono parecchi dappertutto il problema sono molti propietari che hanno una mentalita veramente errata di un attacamento inconcepibile che fanno scappare la voglia di vivere in questi posti,,,,

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  7. Maciknight

     /  5 novembre 2012

    Nel ringraziarvi per il lavoro che state svolgendo, che consente anche a chi vi segue on line di “esplorare” e scoprire luoghi interessanti ed affascinanti con l’immaginazione e le foto che allegate, posticipando semmai l’opportunità di farlo realmente, aggiungo solo che la frazione di Reneuzzi di Carrega Ligure avrà la priorità nelle assegnazioni delle case del progetto del Sindaco Guido Gozzano per ripopolare la zona, progetto che è stato recentemente adeguato per le difficoltà incontrate, per cui non sarà più “Case a 1 euro”, cioé comprate dal comune e poi cedute a valore simbolico di 1 euro, ma il comune intermedierà tra i proprietari ed i potenziali acquirenti ed i prezzi saranno comunque modesti, considerando che gli edifici sono tutti fatiscenti o ridotti in macerie ed il borgo non è facilmente accessibile. Quindi chi è interessato si metta in contatto con il comune di Carrega Ligure.

    Rispondi
    • Grazie, mi permetto solo di dare un suggerimento al signor sindaco di Carrega. Vi è una differenza sostanziale tra il “ripopolare una zona” e il “piacere di veder una zona ripopolata”, nel senso che ripopolare un modo artificioso è un’impresa che rischia di non avere seguito a lungo termine. Per ripopolare una zona è necessario dare una forte motivazione. Quindi il mio suggerimento è di allacciare l’elettricità e spianare il sentiero in modo che possa passarci almeno un trattorino. Altrimenti non ha molto senso: in queste zone si trovano ruderi, anche con il tetto ancora in sede, raggiungibili in automobile e con la corrente elettrica, a 5-10 mila euro. Se Reneuzzi sarà raggiungibile in trattore e avrà la corrente, alcune case potranno essere vendute anche a 3-5 mila euro, per altre invece la vedo proprio dura perché bisogna sgombrarle dalle travi crollate dei tetti e dei massi delle pareti, un lavoro rischioso che non mi pare una cosa fattibile se non da ditte specializzate.
      Altrimenti, così com’è, il prezzo di 1 euro (o addirittura di più, senza specificare chi sosterrà le spese legali) NON è simbolico, ma è il valore giusto del rudere. Il prezzo di 1 euro si poteva dire simbolico a quelle case che Sgarbi aveva messo in vendita nel quartiere arabo di Salemi, a rischio crollo, ma in un quartiere allacciato all’elettricità, raggiungibile in auto e in un contesto abitato.
      Lo dico come consiglio, capisco che fare una strada costi (l’allacciamento un po’ meno, basterebbero degli ecologici pali di legno), ma questo sarebbe sì un vero investimento.

      Rispondi
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